Interventi

“Emanuele Severino giornalista” i suoi scritti illuminanti

Il libro “Emanuele Severino giornalista”, pubblicato da Paolo Barbieri presso Scholé-Morcelliana, mi ha riportato nell’immediato a due date che hanno visto riallacciare un rapporto più intenso tra il nostro grande Filosofo e la sua città: il 1974 ed il 1985. La prima data coincide con l’oggetto stesso del libro di Barbieri. Ovvero la decisione di Severino di scrivere, oltre che impegnativi “tomi filosofici”, anche articoli per i giornali. La seconda data segna invece la partecipazione – ma fino allora negata - ad iniziative pubbliche a Brescia. Che peraltro hanno poi costellato – e con grandi gratificazioni anche di pubblico - la presenza di Severino nella sua città, fino alla morte sua avvenuta nel 2020.
 
La prima iniziativa pubblica nel 1985 con Severino è stata promossa dalla Libreria Rinascita e dal Centro Togliatti del PCI, sui temi della pace e della guerra, con Mario Cassa e Gianluigi Berardi. Successivamente, promosso dall’Associazione Industriali (AIB), vi è stato il convegno sul “futuro di Brescia”, con Giovanni Bazoli, Mino Martinazzoli, Guido Carli e Giuseppe De Rita. Che verrà replicato poi nel ’91 con gli stessi protagonisti, ma con la partecipazione anche del presidente degli industriali, Luigi Lucchini, e di Romano Prodi. La terza iniziativa, sempre del 1985, è stata poi promossa dal Centro Teatrale Bresciano, sulla figura Alessandro Manzoni, con Severino e Martinazzoli e con Gianfranco Contini ed Edoardo Sanguineti.

Severino nella sua autobiografia (“Il mio ricordo degli eterni”) ricostruisce inoltre la fase di avvio del suo impegno sulla stampa, attribuendola alla forte sollecitazione del sindaco Bruno Boni che lo convinse – “vincendo molte mie resistenze”, annota Severino - a collaborare con il nuovo giornale “Bresciaoggi”. Con articoli che poi verranno anche pubblicati nel libro “Téchne. Le radici della violenza”. Ma “fu soprattutto la strage di piazza Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974, a farmi decidere di collaborare con Bresciaoggi”. Con argomenti e tipo di scrittura che porterà Severino poi a collaborare successivamente anche con il Corriere della Sera. Giustamente Barbieri osserva che l’articolo scritto per Bresciaoggi “è stupefacente rileggerlo perché descrisse esattamente qual era il piano stragista”. Ovvero attizzare una reazione violenta delle Sinistre per giustificare così un colpo di stato.


C. Bragaglio: Comune di Brescia e Pci-Pds negli anni 1975-1990. Postfazione in: P. Pagani, Il Municipalismo della Sinistra a Brescia (2025)

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Claudio Bragaglio: "Brescia anni '70 e ... dintorni" in Renato Corsini (con AA.VV.): "28 maggio 1974 & dintorni" Mascherini ed. 2024

Gli anni ’70 e…dintorni hanno rappresentato uno spartiacque decisivo per Brescia. Come peraltro per il Paese intero. Anni che si sono aperti all’insegna d’una trasformazione profonda sotto il profilo politico, socio-economico e culturale. Con l’affermarsi nel ’68 di movimenti giovanili e d’un nuovo protagonismo operaio, sindacale e sociale. Ed un conseguente rovesciamento anche del paradigma politico, ereditato in precedenza. Un vero e proprio statu nascenti, s’è persino detto. Quindi un vero e proprio sommovimento sociale che ha preso le mosse dal ’68 per espandersi in forme nuove negli anni ’70, ma determinando, al tempo stesso, estese reazioni non solo all’interno delle istituzioni, ma per molti aspetti anche contro le stesse istituzioni democratiche.
Nella stessa sinistra politica si era aperto anche il fronte d’una contestazione, financo estrema, con varietà di posizioni: di natura operaista, in polemica con il “revisionismo” del Pci o, persino, di un aperto contrasto per il sopposto tradimento d’una Resistenza “rossa e di classe”.

Daspo: la prefettura non si chiami fuori

Ho letto, con l’attenzione che meritava, l’articolo di Nuri Fatolahzadeh, titolato: “Daspo, ingerenza della Prefettura. La Sinistra chiama in causa Roma”. Un’impostazione pressoché unanime sulla Stampa locale ed a cui è seguita una replica – piuttosto risentita - della Prefetta, dott.ssa Laganà.
Sulla vicenda Daspo si son registrate discussioni, ma non rotture incomponibili nel Centro Sinistra. La sua applicazione ci dirà – per conferme od eventuali cambiamenti – l’effettivo suo decorso. Anche alla luce delle modifiche introdotte nel Regolamento ed in base alla gestione del problema da parte della Polizia Municipale. Ma di certo, son per nulla preoccupato dal garrire delle bandiere di…vittoria agitate dal Centro Destra e dal suo “Commander-in-chief”, Fabio Rolfi, che non toccando palla nell’attività amministrativa – si veda anche la vicenda del Tram – s’accontenta della propaganda securitaria. Auguri…

Ma vi è un punto critico non convincente nel tentativo della Prefettura di rigettare l’ombra di sue ingerenze e di pressioni improprie sulla Loggia. Più che opportuna l’interrogazione della Sinistra in Parlamento. Sentiremo le risposte del Ministro. Ma che potrebbe dire di eventuali – e probabili! - pressioni del Governo e della stessa Lega sulla Prefettura? Non è la prima volta a Brescia. Ben più delicato è il rebus, che la stampa ha riportato, con riferimento alla richiesta del Daspo fatta in sedi ufficiali dal Questore di Brescia. A rigor di logica la risposta d’una Prefetta, che chiama in causa la sola responsabilità della Loggia, segna – per quanto implicitamente – una divaricazione con la Questura che ha esplicitamente chiesto il Daspo. Immagino non si tratti d’una disattenzione.
Mi immagino confronti riservati e preparatori delle riunioni pubbliche. Una prassi del tutto naturale tra istituzioni. Ma perché far rimbalzare su altri soggetti pubblici problemi che meriterebbero solo di essere chiariti? Magari per esser poi smentiti pure dai verbali. In che sedi, in che termini, a che livelli. Mentre emerge l’impressione – voluta? - d’una netta distinzione sul Daspo tra Prefettura e Questura. E d’una messa in croce della Loggia.



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