“Emanuele Severino giornalista” i suoi scritti illuminanti
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- Pubblicato: Lunedì, 17 Novembre 2025 00:00
Il libro “Emanuele Severino giornalista”, pubblicato da Paolo Barbieri presso Scholé-Morcelliana, mi ha riportato nell’immediato a due date che hanno visto riallacciare un rapporto più intenso tra il nostro grande Filosofo e la sua città: il 1974 ed il 1985. La prima data coincide con l’oggetto stesso del libro di Barbieri. Ovvero la decisione di Severino di scrivere, oltre che impegnativi “tomi filosofici”, anche articoli per i giornali. La seconda data segna invece la partecipazione – ma fino allora negata - ad iniziative pubbliche a Brescia. Che peraltro hanno poi costellato – e con grandi gratificazioni anche di pubblico - la presenza di Severino nella sua città, fino alla morte sua avvenuta nel 2020.
La prima iniziativa pubblica nel 1985 con Severino è stata promossa dalla Libreria Rinascita e dal Centro Togliatti del PCI, sui temi della pace e della guerra, con Mario Cassa e Gianluigi Berardi. Successivamente, promosso dall’Associazione Industriali (AIB), vi è stato il convegno sul “futuro di Brescia”, con Giovanni Bazoli, Mino Martinazzoli, Guido Carli e Giuseppe De Rita. Che verrà replicato poi nel ’91 con gli stessi protagonisti, ma con la partecipazione anche del presidente degli industriali, Luigi Lucchini, e di Romano Prodi. La terza iniziativa, sempre del 1985, è stata poi promossa dal Centro Teatrale Bresciano, sulla figura Alessandro Manzoni, con Severino e Martinazzoli e con Gianfranco Contini ed Edoardo Sanguineti.
Severino nella sua autobiografia (“Il mio ricordo degli eterni”) ricostruisce inoltre la fase di avvio del suo impegno sulla stampa, attribuendola alla forte sollecitazione del sindaco Bruno Boni che lo convinse – “vincendo molte mie resistenze”, annota Severino - a collaborare con il nuovo giornale “Bresciaoggi”. Con articoli che poi verranno anche pubblicati nel libro “Téchne. Le radici della violenza”. Ma “fu soprattutto la strage di piazza Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974, a farmi decidere di collaborare con Bresciaoggi”. Con argomenti e tipo di scrittura che porterà Severino poi a collaborare successivamente anche con il Corriere della Sera. Giustamente Barbieri osserva che l’articolo scritto per Bresciaoggi “è stupefacente rileggerlo perché descrisse esattamente qual era il piano stragista”. Ovvero attizzare una reazione violenta delle Sinistre per giustificare così un colpo di stato.
La prima iniziativa pubblica nel 1985 con Severino è stata promossa dalla Libreria Rinascita e dal Centro Togliatti del PCI, sui temi della pace e della guerra, con Mario Cassa e Gianluigi Berardi. Successivamente, promosso dall’Associazione Industriali (AIB), vi è stato il convegno sul “futuro di Brescia”, con Giovanni Bazoli, Mino Martinazzoli, Guido Carli e Giuseppe De Rita. Che verrà replicato poi nel ’91 con gli stessi protagonisti, ma con la partecipazione anche del presidente degli industriali, Luigi Lucchini, e di Romano Prodi. La terza iniziativa, sempre del 1985, è stata poi promossa dal Centro Teatrale Bresciano, sulla figura Alessandro Manzoni, con Severino e Martinazzoli e con Gianfranco Contini ed Edoardo Sanguineti.
Severino nella sua autobiografia (“Il mio ricordo degli eterni”) ricostruisce inoltre la fase di avvio del suo impegno sulla stampa, attribuendola alla forte sollecitazione del sindaco Bruno Boni che lo convinse – “vincendo molte mie resistenze”, annota Severino - a collaborare con il nuovo giornale “Bresciaoggi”. Con articoli che poi verranno anche pubblicati nel libro “Téchne. Le radici della violenza”. Ma “fu soprattutto la strage di piazza Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974, a farmi decidere di collaborare con Bresciaoggi”. Con argomenti e tipo di scrittura che porterà Severino poi a collaborare successivamente anche con il Corriere della Sera. Giustamente Barbieri osserva che l’articolo scritto per Bresciaoggi “è stupefacente rileggerlo perché descrisse esattamente qual era il piano stragista”. Ovvero attizzare una reazione violenta delle Sinistre per giustificare così un colpo di stato.

