Partito

Congresso anticipato del PD: si, no, forse?

Intanto è decisamente positivo il fatto che varie e convergenti Aree politiche del PD si ritrovino finalmente insieme per un esplicito confronto. Da parte nostra e varie volte - da Brescia e non solo - da più di un anno era venuta una tale sollecitazione. Finalmente ci siamo...visto che da dopo il Congresso dell'inizio 2023 questa è la prima volta! Vi sono ragioni fondate che suggeriscono a queste Aree politiche di non precipitare ponendo il tema dell’anticipo del Congresso del PD. Alcune di queste ragioni sono del tutto comprensibili e pure condivisibili, anche dal sottoscritto.

Ma...ma... ci son...troppi “ma” e pure molti “però” riferiti al cosiddetto “effetto vortice”, ovvero al rischio di essere trascinati - ben al di là quindi di tutte le nostre tremuli e ragionevoli intenzioni - in una rapida successione di eventi. Spesso incontrollabili e peraltro già avvertibili ed in atto nel PD e nella dinamica del Centro Sinistra. Ma si pensi in queste ore anche alla pesante e gravissima aggressione della Destra al Capo dello Stato Mattarella. Con relative tensioni. E con davanti agli occhi un... "dettaglio" dirompente, ovvero quello delle elezioni anticipate, promosse dalla Destra. Per dire del rischio d'un vortice d'acqua che, tra onde già fin troppo alte, possa aprirsi di colpo davanti alla prua del veliero del PD e del Centrosinistra!

Il tutto — presumibilmente – trascinato anche dalla prospettiva di un rapido cambiamento. Anche per il Centro Sinistra. Nel PD e fuori. Mi immagino Franceschini, Orlando e Bersani in un tale gorgo con tutte le loro ragionevolezze, prudenze ed esperienze di lungo corso…Ma se paventiamo la possibile e prossima navigazione tra gorghi e rapide sempre più rischiose che si fa? Pentirsi poi, ma ormai troppo tardi, d'un mancato e preveggente coraggio sorretto da una necessaria lucidità? Ben sapendo da tempo di esser di fronte non già a fisiologiche alternanze di opposti governi, ma ad un possibile cambio (e stravolgimento!) d'un regime pienamente democratico. In vista di ormai e più che assodate...democrature!

Il “Casus Belli” del Centrodestra in Loggia per 50 libri del dott. Rozzini sulla longevità

Se non ci fossero problemi ben più seri incoraggerei il Centrodestra - ed in particolare la Lega - a perseverare sulla strada del…ridicolo. E da parte nostra…riconoscenti. Famosa l’ingegnata – per esempio - del consigliere provinciale, nonché sindaco leghista di Montichiari, Marco Togni, che sull’onda dello sgombero del Leoncavallo di Milano pretese lo sgombero anche del Magazzino 47. Ignorando che la legalizzazione della situazione del Magazzino 47, avviata dalla Giunta Corsini, è stata poi conclusa dall’allora vicesindaco Rolfi. Col sindaco Togni che fece così un’imbarazzante… figuraccia! E con un Centrosinistra bresciano ad aver fatto meglio di Milano.
Un esempio tra i tanti, non diverso - in quanto a sprezzo del ridicolo - dal “casus belli” inscenato ora per l’acquisto da parte del Comune di libri del dott. Renzo Rozzini – tra i più stimati professionisti della Poliambulanza - per l’importo di circa mille euro. Libri messi a disposizione dall’Assessorato dei Servizi Sociali per operatori, sindacati ed associazioni della terza età.  Va subito rilevato che non si tratta di gare, di appalti o di incarichi professionali che la legge regola con precisione, anche con riferimento agli eventuali rapporti di parentela. 
Lo ha precisato bene l’Assessore Marco Fenaroli di che si tratta, confermando la rigorosa correttezza della procedura adottata. Si tratta dell’acquisto d’un numero limitato di libri di formazione professionale per operatori e di informazione per utenti. Evocare, come fa il Centrodestra, un ricorso alla Corte dei Conti ha il sentore solo delle parole al vento. Non a caso poi - diradate le prime nebbie della polemica - si fa ora riferimento più che altro alla “opportunità” o meno di tale scelta. 



Il Centro (moderato) del Centrosinistra è la questione decisiva

Leggo con interesse Luca Tentoni, sul Giornale dell’8 ottobre, attratto dal titolo che – ahimè - condivido sulle elezioni in Calabria: “Vittoria del Centro moderato del Centrodestra”. Nel dibattito a Sinistra non ci si risparmia il sarcasmo verso i sostenitori della necessità del “Centro”. Ritenendola un “politicismo” e non già – com’è invece - lo specchio d’una crisi sociale tradotta in politica. E crisi del lavoro stesso, come si riflette purtroppo anche nel sindacalismo diviso tra Cgil, Uil e la Cisl del cammino da Pezzotta a Sbarra. 
Ma la risposta politica è sempre la stessa: prima i programmi! Ma poi per aspettarli come un…Godot! Invece è proprio un’esplicita scelta politica che produce i programmi. Non il contrario. Prima nasce Prodi con l’Ulivo, poi il suo programma.  Anche a Brescia – si legga il libro di Pierangelo Ferrari: “Brescia 1991-1994” – prima Martinazzoli poi l’Ulivo bresciano in Loggia. Semplicemente perché non si parte mai da zero. Ed è la scelta d’un certo posizionamento politico e sociale che cambia o meno una fase.
Così è stato per il “compromesso storico” di Berlinguer. Una formula riferita al colpo di stato in Cile, ma nata come proposta già nel ‘71, con Berlinguer vicesegretario del PCI. Dopo il sommovimento del ’68 e la reazione in atto della destra e dei poteri eversivi, anche nel Sud con i moti di Reggio. Sancita poi nel Congresso PCI di Milano del 1972. Analogo percorso la successiva “Terza fase” di Aldo Moro.

Un "Polo di Centro" per il Centro Sinistra

Vi son cose nel PD che non capisco, temendo però di capirle fin troppo bene. Pescando qua e là ho constatato il silenzio dell’on. Bersani alla festa della Valverde sulle vicende del PD e sul ruolo della segretaria Schlein. Sulla stessa proposta dell’on. Franceschini in favore d’un “partito di Centro”. Per non dire poi dei problemi del Comune di Milano. Poi ci sono i problemi nostri, se penso alla Provincia, col tentativo - poi fatto fallire - di ritrovare PD e Centrosinistra in Loggia alleati con la Destra in Broletto! Per condividerci così sia Fabio Rolfi che intitolazioni pubbliche, come quella di Ramelli!
Dalle migliori alleanze - come a Genova, con sindaca Salis o in Loggia, con sindaca Laura Castelletti – non si traggono le necessarie conclusioni. Ovvero che dalla nascita del Pd ad oggi son cambiate le “centralità”. Dal PD d’un sistema bipartitico si è passati ad una alleanza tra diversi partiti, in cui il PD gioca le sue carte, ma non come fosse “l’unto del Signore”! Ieri ha avuto il 40% ed oggi è al 23%. Pure il M5S ieri aveva il 33% ed oggi è al 10%. Con tutto il Centrosinistra al 40%. Ma con quel 10% che gli manca per poter vincer la partita con la Meloni. Altro che fare un congresso anticipato contro la Schlein!


PD, Centro Sinistra col “Polo di Centro”: la "Cosa progressista" non può che essere plurale…o non è!

di Claudio Bragaglio
(della Direzione lombarda del PD)

Si discute sul ruolo d’un “Polo di Centro”. Con un corredo di ironie, come uno stanco déjà-vu o con qualche, ma sopita speranza pensando ad un…lontano “Campo largo”. Quindi con un entusiasmo spesso prossimo allo zero! Se poi tale Centro è barcollante e si suddivide moltiplicandosi in vari…centrini, facendo persino l’occhiolino calendiano alla Meloni, l’effetto del ridicolo diventa incontenibile. Ci basti l’elenco dei vari concorrenti che in cinque o sei si contendono l’attuale capocchia dello spillo di questo Centro: Renzi, Calenda, Magi, Marcucci… e buon ultimo, con mia delusione, un parlamentare stimabile come Luigi Marattin che pure lui s’intesta il suo partitino personale, nientemeno che…Liberaldemocratico. Forte la tentazione di allungare le gambe da una comoda poltrona per assistere alla fine certa d’un tale teatrino malamente messo in scena.
Già, ma con un sorriso molto amaro, perché quel che si presenta come quasi una pochade è uno dei problemi – a mio parere – più decisivo e critico del fronte progressista del Centro Sinistra. Per quanto sembri incredibile, ma…è così. Quindi un problema che – se irrisolto – ci costringerà a consegnare la nostra bandiera al vento della sconfitta. E non solo a livello nazionale! Visto che dopo gli ottimi Martinazzoli ed i Corsini siam già stati bravi a perdere poi in Loggia a Brescia, persino con i Paroli ed i Rolfi!
Né più, né meno. Senza un affidabile e significativo Polo di Centro democratico la Sinistra coltiva solo la propria sconfitta. Intanto valgono i numeri.  Si obietta che nei Comuni si vince anche senza alcun Polo centrista. Vero, ma è altrettanto vero che il Centro Sinistra è mediamente un po’ più della metà del voto ottenuto in tali Comuni, ma a cui si aggiungono poi le liste civiche e del Sindaco. Che fan poi la vera differenza.  Anche in Loggia, per esempio, si determina più o meno una differenza tra il 40% del Centro Sinistra e poi il 55% della sua vittoria. Ma nulla di paragonabile col voto nazionale che non prevede né le liste simil-civiche, né un candidato Premier simil-sindaco. Quindi è un’area di voto che - nel passaggio dai Comuni al Parlamento nazionale - per il Centro Sinistra si dissolve. E lo penalizza.

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