Partito

Bragaglio: ripartire dal centro sinistra e dal civismo di città e comunità locali

Il lancio della candidatura regionale di Giorgio Gori è stata un’occasione importante per la definizione del “modello lombardo” d’un centro sinistra ampio, plurale e civico. Puntualmente completato dai due Sindaci di Milano e di Brescia, Beppe Sala ed Emilio del Bono. Un modello inteso come scelta strategica, da tempo sostenuto dalla Direzione lombarda del Pd. Non a caso anche il prolungato applauso per l’iniziativa unitaria di Piero Fassino, presente alla Convention.
Al di là di come finirà esso è più forte anche di alcuni “no” immediati. Con un obiettivo chiaro. Anche se a livello nazionale ci si è arrivati molto tardi. Poteva e doveva esser questa la risposta alla sconfitta del Referendum del 4 dicembre. Ma così non è stato. E solo oggi la maggioranza del PD propone un’ampia coalizione, ovvero la linea di Andrea Orlando che nel Congresso era minoritaria.

Bragaglio: una precisazione per Emanuele Macaluso sulle vicende delle primarie in Lombardia

Emanuele, in generale condivido molte delle tue analisi e le tue critiche anche al PD…dal 2005/07 ad oggi, tanto per esser molto chiaro, e  da posizioni minoritarie nel partito. Ma le tue considerazioni sulla candidatura di Gori – scusami - difettano di informazioni. Sulle primarie la segreteria Pd di Alfieri, e Gori stesso, da luglio hanno dichiarato la totale disponibilità alle primarie. Così anche la Direzione. Abbiamo avuto da luglio tre riunioni della Direzione (di cui sono presidente) con un continuo rinvio della formalizzazione della candidatura PD alle primarie (o delle candidature del PD, perché c’è stata anche questa ipotesi fino a lunedì 30 ottobre). Ma oltre la data del 3 dicembre – credimi - di rinvio in rinvio non era più possibile andare. Se non (ma ancora forse) al 17, che voleva dire in realtà – primarie o non primarie - cominciare la campagna elettorale col candidato a metà gennaio!
Le scelte unanimi nel PD lombardo, prima sulla candidatura Sala al Comune, e poi per Giorgio Gori, ti  assicuro discendono dalla ricerca non  d’un  “candidato renziano”, ma del migliore candidato.

Referendum regionale e libertà di voto

Il Referendum del 22 ottobre, promosso dalla Giunta Maroni, entra nel vivo sia per il merito del quesito che per il senso politico dell’intera operazione.
Nel merito, la richiesta d’una maggiore autonomia non può che essere condivisa. Vorrei dire scontatamente condivisa. L’art. 116 del Titolo V della Costituzione, riguardante il “federalismo differenziato”, è stato a suo tempo voluto con il Referendum (2001) proprio dal Centro Sinistra, ma duramente contrastato dal Centro Destra. Ed è parte identitaria della politica autonomistica del Centrosinistra.
Ritengo sia stato quanto mai opportuno che il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e Beppe Sala, Sindaco di Milano, con Emilio Del Bono e Pierluigi Mottinelli, Sindaco e Presidente di Brescia, ed altri sindaci di capoluogo, abbiano assunto, come amministratori pubblici e rappresentanti delle loro comunità, una posizione favorevole al quesito. Non sottacendo, peraltro, critiche per il carattere generico del quesito, il mancato confronto con il governo che rimane comunque il passaggio ineludibile stabilito dagli art. 116 e 119 della Costituzione.


Alleanze in Loggia e legge newtoniana di… gravità

Ho registrato qualche reazione  preoccupata sull’uscita in questi giorni di indiscrezioni  riguardanti un’eventuale apertura del PD in Loggia verso liste civiche e forze cattoliche di centro.Da sempre - e quindi non da oggi - per quel che mi riguarda, ritengo esista in politica una legge che vale (volendo esagerare un po') con una certezza che eguaglia la formula newtoniana della legge fisica della gravità.
Un centro sinistra ampio ed articolato (“ulivista”: per intenderci) con un chiaro programma, leadership affidabile e coesione politica può benissimo aprirsi, ed in modo trasparente, anche al di là dei propri confini. Come a Brescia s’è già fatto. O sperato, come con la lista civica di Francesco Onofri.
E', sempre per me, un’antica lezione berlingueriana (..se posso dire senza provocar scandalo o fastidio) che non mi ha mai abbandonato.
Se a suo tempo, per esempio, non si combinò a livello nazionale nulla di significativo con Casini - da parte di Bersani ed altri - fu solo per il pasticciamento alternante del Pierferdy nazionale. Non certo per nostre preclusioni da sinistra.


Coalizione a trazione PD, ecco il partito della città

L’INTERVISTA. Tra scenari nazionali e locali, parla il Presidente della Direzione  regionale.
“COALIZIONE A TRAZIONE PD, ECCO IL PARTITO DELLA CITTA’ ”.
Bragaglio: “Del Bono tra due versioni Dem: nazionale territoriale. E’ sulla via di Martinazzoli e Corsini”.

di Mauro Zappa. Bresciaoggi 02.07.2017

Ci sono due Pd. Uno nazionale, votato all’idea di una propria autosufficienza a dispetto delle sonore sconfitte inanellate nell’ultimo anno e già pericolosamente avviato lungo una strada che lo porterà all’isolamento. L’altro territoriale, radicato in città e in regione, rappresentato da esperienze amministrative che si reggono su grandi coalizioni capaci di raccogliere l’insieme del centrosinistra e del civismo. La situazione attuale del partito democratico Claudio Bragaglio, presidente della direzione regionale, la fotografa così. Invoca da parte di Renzi una riflessione approfondita, propiziatoria a un’inversione della sua rotta politica. Nel contempo si compiace per il “non diserto” pronunciato in San Cristo da Del Bono perché disponibilità declinata nel solco di quella continuità “ulivista” che prima dell’attuale sindaco è stata rappresentata da Martinazzoli e da Corsini.
La tornata amministrativa restituisce un Pd in evidente difficoltà. E’ una lettura corretta o il recente test elettorale non è da considerarsi probante?
Esprimo seria preoccupazione, sia per il risultato conseguito, sia per la rottura nel gruppo dirigente nazionale che ne è derivata, espressa attraverso le prese di distanza di Franceschini, Prodi e Veltroni nei confronti di Renzi, il quale ha cercato di dare una lettura non così drammatica del momento. Sbagliando, perché il momento drammatico lo è davvero, testimoniato dal fatto che in precedenza anche altre realtà amministrative molto rilevanti e lo stesso referendum del 4 dicembre hanno certificato un Pd nazionale fuori sintonia rispetto al Paese.

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