Partito

Bragaglio: Prandini un politico di rottura, merita “l’onore delle armi”

Colgo l’occasione di una sollecitazione, presente nell’articolo di Luciano Costa dedicato al sen. Gianni Prandini (“Decisionista, interpretò l’anima popolare della DC”), per svolgere alcune considerazioni.Ricordando Gianni Prandini sono molteplici i momenti che tornano alla memoria. Soprattutto le numerose le occasioni di scontro che come Sinistra, anche a Brescia, abbiamo avuto con quella parte della DC da lui rappresentata al massimo livello, sia nazionale che locale.In varie occasioni mi è capitato di ricostruire, in un confronto anche diretto con il Senatore, in particolare le vicende degli anni ’90. Quando egli fu protagonista di una profonda rottura nella DC bresciana, in contrapposizione frontale al sen. Piero Padula e sulla questione riguardante la sua sindacatura in Loggia. Con un Mino Martinazzoli – ricordo – allora alquanto defilato.
E’ stata la fase del “collasso” del sistema politico, anche locale, con l’azzardo da parte di Prandini d’un totale rovesciamento di campo, avvalendosi peraltro dell’appoggio anche di una componente della sinistra sociale della DC. Quella che aveva come riferimento il “Circolino”, e che fu parte della sua scalata politica contro il “basismo” dei poteri cittadini, esemplificato in banche e mondo delle professioni.


Bragaglio: dobbiamo ripartire da Brescia con il Centro Sinistra (Corriere) 11 03 18

Intervista di Italia Brontesi
Dopo la batosta presa alle elezioni per il Pd bresciano è indispensabile una riconferma in Loggia. Ne è convinto il presidente regionale dei dem: “ o siamo la coda scontata di una sconfitta o il segno di una ripresa”. Ripresa che deve puntare molto sul civismo, la strada seguita da Sala a Milano, e quella che sta imboccando Del Bono. Bragaglio non risparmia critiche aspre ai vertici nazionali per come è stata “trattata” Brescia nella scelta dei candidati. “Le elezioni politiche non sono andate bene per il Partito democratico. Lega e grillini hanno vinto. È il giudizio, lapidario e senza remore di Claudio Bragaglio, presidente della Direzione regionale del Partito democratico, che adesso guarda alle amministrative d Brescia.

Con Gori ed un PD del Centro Sinistra in Lombardia e due preferenze: per Miriam Cominelli e Gianni Girelli

CON GORI PRESIDENTE.  Con la candidatura del leghista Attilio Fontana e la rottura consumata da Roberto Maroni si è aperta la concreta possibilità d’una vittoria di Giorgio Gori.  Davvero incomprensibile ed irragionevole l’errore di “Liberi ed Uguali” che, pur avendo aperto un confronto programmatico e ottenuta la piena disponibilità delle Primarie per il Centro Sinistra, ha scelto in Lombardia la rottura. Diversamente da quanto peraltro ha fatto in Lazio. E che fa e farà anche in molti Comuni.
E’ dunque il PD lombardo che ha sostenuto e sostiene con coerenza la bandiera del Centro Sinistra contro Lega e Forza Italia. Mentre LeU l’ha in questo caso abbandonata.
E’ il Centro Sinistra di Giorgio Gori, già sperimentato da sindaco di Bergamo, oltre che proposto da candidato in Regione. E’ il Centro Sinistra di Emilio Del Bono a Brescia, dove è in campo anche l'idea politica d'un PD plurale, perno d'una più ampia coalizione riformista di Centro Sinistra e Civica. Dove sinistra laica riformista, cattolicesimo democratico popolare, ambientalismo e la rete dei diritti civili rappresentano storie politiche ed esperienze amministrative autentiche, partecipate e praticate nel sociale, in molti comuni, nel mondo del lavoro e del sindacato, nell’associazionismo.
Ed è l’esperienza bresciana d’un PD unitario e plurale, anche nelle sue culture politiche, che mi porta personalmente a sostenere, anche nelle preferenze da esprimere per la Regione Lombardia, due significative candidature come quelle di Miriam Cominelli e di Gianni Girelli.


Finalmente Ulivo e Centro sinistra ritornano in campo

Ho letto l’appello di Romano Prodi in favore dell’Ulivo, del Centro Sinistra e di Gentiloni. Nonché la sua critica a chi (LeU) ha fatto la scissione e non confida nella coalizione del Centro Sinistra. Condivido alla lettera… ma non solo.
Finalmente dopo troppe illusioni e divagazioni, si torna ai fondamentali della politica. Finalmente a pieni polmoni un po’ di ossigeno. Anche per il cervello.
Fuori dalle Catacombe tutti coloro che in questi dieci anni hanno sostenuto il Centro Sinistra e l'Ulivo, ma da minoritari, emarginati e spesso sopportati come gufi nel PD.
E si diano la sveglia opportunisti e mimetisti che in questi anni hanno detto nel PD il contrario di quello che pensavano. E pure quelli che nei loro Comuni, Province e Regioni hanno sempre e giustamente sostenuto le più ampie coalizioni di Centro Sinistra, mentre a livello nazionale votavano per la tesi opposta, quella d'un PD partito unico, solitario, autosufficiente ed iper-maggioritario. Magari pur di ritrovarsi nella mozione di maggioranza, ed alcuni anche per motivi non disinteressati, come sappiamo.

Paolo Corsini e le fatiche di...Sisifo

Leggo sulla stampa , le dichiarazioni del sen. Paolo Corsini a favore di Giorgio Gori in Regione. Ottima decisione. Ma, pure insistita la cantilena delle sue dichiarazioni sul proprio disimpegno in politica. In tutte le versioni immaginabili e le occasioni possibili. L’ultima, nel recente confronto con mons. Giacomo Canobbio, sul suo bel libro: “Laici o cristiani”, presso la Libreria Paoline.
In fondo ci si abitua. Infatti per me la cosa non è del tutto nuova. E neppure recente, ricordando un lontano precedente dell’87, anch’esso proclamato in pubblico. Quando, a seguito d’una disavventura parlamentare, Paolo dichiarò un ritorno ai suoi amati studi ed alle sudate carte, tracciando così un disincantato distacco dalla politica.
Per fortuna nostra (e pure sua) il professor Corsini applicò poi una raffinata esegesi interpretativa alle sue stesse parole - tra una glossa e l’altra, come frequentemente avviene per le Sacre Scritture - che gli consentì di non contraddirsi. Dedicandosi sì agli amati studi, che peraltro mai ha dismesso, ma senza mai allontanarsi troppo dalla politica. Anzi. Un precedente, direi, che ancora oggi può far dottrina.


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