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La festa del 'Brescia Pride': unire la citta'. Un successo di partecipazione e...oltre

All’indomani del ‘Brescia Pride’ polemiche ed antipolemiche non mancheranno. Uno scorrere di ruscelli fino – forse – ai fiumi in piena. E il Sindaco Del Bono che per Luxuria non rappresenterebbe la città. E un Pd piuttosto scarso in manifestazione. E il mancato patrocinio della Loggia…e così via. Non ritorno sulle mie opinioni, già espresse per l'adesione e confermate. Mi limito invece a brevi considerazioni, ottimistiche sul futuro più che sul recente passato. Dal parto con il travaglio annuale d’una Petizione in Loggia che sulle famiglie anagrafiche poteva risolversi positivamente nel giro di poche settimane, alle titubanze ed incertezze di questi mesi sul ‘Brescia Pride’. Vicenda poi conclusa, col fiatone tirato al 90° minuto, ma in modo positivo e soddisfacente. Come il Vicesindaco Castelletti e l'Assessore Fenaroli hanno poi ben esplicitato. Esiste la storia fattuale e pure quella controfattuale. Ovvero anche la ‘storia dei se’. Che non aggiusta certo il passato, ma che ha molta importanza per poter evitare gli errori del futuro.
Il ‘Brescia Pride’ è stata una gran festa dei diritti civili. Di Brescia e non solo. Festa, insisto, il modo come la gente s'è raccolta in piazza Vittoria all'ombra delle statue di Paladino, come s'è snodata in città tra musei ed antiche vie, come è stata accolta col sorriso partecipe delle persone sulle porte spalancate dei negozi. Intelligente anche nella scelta del percorso, comprese alcune limitazioni accolte con rispetto dei luoghi.





Bragaglio: finalmente una buona notizia, anche Franceschini e’ per il… centro sinistra!

Ovvero quel che dovrebbe esser l’ovvio del PD, ma che invece è una gran bella…novità! Proprio così, anche se la novità va accompagnata con l’aceto dell’ironia, necessario per render più gradito il condimento. Condivido questa sua intervista sulla Repubblica di oggi, 28 maggio. Ma in precedenza altro si era letto e detto. Del tipo: “Renzi gela Pisapia: non farò coalizioni con i traditori del PD” (7.4.17). O, da parte del presidente Matteo Orfini: "No alle coalizioni che hanno rovinato il Paese. Con Pisapia intesa complicata" (1.5.17).  Per non dire poi sul fonte opposto, da parte dell'Articolo 1 MDP con il puntuale 'pendant iperantirenziano' a far da inaccettabile contrappunto: “l’accordo col PD è possibile ma solo senza Renzi”. O la recente intervista al Corriere, in cui D’Alema non vede l’ora d’un PD alleato a Berlusconi per poter intensificare, insieme a Grillo, la ‘caccia grossa’ al PD ed allargare così dall’opposizione lo spazio al suo nuovo partito. Nella speranza anche di nuove scissioni. Speranze, in caso d'un accordo di ferro Renzi-Berlusconi, in verità tutt'altro che infondate. Stamattina in piazza Loggia per il 28 maggio molte le chiacchierate e le riflessioni sulle varie iniziative per le commemorazioni, ancora sulla sentenza, sullo spostamento d’un Prefetto di grande valore come il dott. Valenti…e le preoccupazioni sulla situazione politica del governo, del PD e delle prossime elezioni di Lombardia e di Brescia.

Caccia al cinghiale nella maremma toscana

Nell’offensiva violenta, velenosa, da vero e proprio bracconaggio in atto contro Renzi  ed il PD c’è un intreccio complesso tra il merito della critica politica ed il risvolto di torbide vicende. Un nodo da recidere rapidamente per poter separare le fondate ragioni dell’una, la critica politica, dai torti delle altre. Evitando così che si stringa pericolosamente  un nodo scorsoio al collo del PD. Per quel che ha fatto in questi tre anni, allo spregiudicato cacciatore toscano di ieri nulla verrà risparmiato, essendo  diventato –  per molti ambienti dell'establishment e non solo  - la preda  ora da braccare con mute da caccia sempre più aggressive nella boscaglia politica sempre più profonda.
Quindi non parlo degli oppositori politici da sempre espliciti, conseguenti  e coerenti. Dentro e fuori dal PD. Compreso l' MDP.  Quanto sta avvenendo mi ricorda, per molti aspetti, il torbido periodo conclusivo di Craxi. Il periodo della caccia al “cinghialone”. Si diceva.


PD in mezzo al guado…. ma come nella favola della rana e lo scorpione

In politica si possono avere idee diverse, ma non al punto da capovolgere la realtà. Allo stato dell’arte il PD sta gestendo due linee opposte tra loro.  A livello nazionale un PD sempre più solitario che non vuole la coalizione di centro sinistra, ma con l'ambiguità di possibili future aperture verso Berlusconi. A livello territoriale (Regioni e Comuni) un PD che per vincere è invece (e giustamente) coalizionale (Centrosinistra e Civismo) . Come a Milano con Sala e auspicabilmente l’anno prossimo con Del Bono a Brescia.
Può reggere una simile situazione  così contraddittoria e schizofrenica? Semplicemente no.  O si modifica la prima o il rischio è che si sfasci pure  la seconda.
A mio parere sono ormai troppo evidenti le pulsioni - temo sempre più  incontrollabili - di Renzi verso il nuovo ‘plebiscito’ sul PD, con l’anticipo delle elezioni politiche. Lasciando logorare il governo Gentiloni. O, come taluni sostengono, mettendoci pure del suo. C'è chi è convinto, che ci sarà una prossima svolta di 180° della politica renziana. Da parte mia invece il timore che l’unica svolta che gli viene d’istinto è quella di 360°. Ovvero quella che lo riporta sempre allo stesso punto di prima. Quello già visto. Quello delle molteplici varianti, ma tutte e sempre d'un medesimo gioco. Ma a quel punto pure con lo stesso risultato del referendum del 4 dicembre scorso.  Renzi come un moltiplicatore di avversari, tutti da sbaragliare, ma altrettanto puntualmente e variamente schieratiglisi contro.


Andrea Orlando a Brescia per un PD del Centro Sinistra

Gli incontri del ministro Andrea Orlando a Brescia ed in Lombardia hanno rappresentato una convincente saldatura tra il “modello di centro sinistra” dei governi locali – da Milano a Brescia, da Bergamo ad altre città lombarde – e la sua proposta di governo nazionale. Un PD non più solo, leaderistico ed isolato, ma posto al centro della ricostruzione d’un ampio campo politico e sociale progressista. Con positivi riferimenti anche a Pisapia. Quindi, nettamente distinto dalle ambiguità che attraversano il resto del PD.
Si rende così ancor più esplicita l’insostenibile schizofrenia tra l’attuale linea nazionale del PD e la costruzione di ampie coalizioni politiche e sociali nelle comunità e nei governi territoriali. Dopo il No al Referendum tutto è cambiato. Renzi - dice Orlando – non è più il “dominus”. Ed anche a me pare che, dopo quel traumatico cambio di fase politica, ci si debba attestare ben oltre il dilemma renzismo-antirenzismo, come s’attardano invece a fare sia la “guardia pretoriana dell’Augusto” che, sul fronte opposto, gli indomiti “spartachisti”. Ma con Renzi e D’Alema che si sorreggono per contrapposizione. Di conseguenza, chiarezza anche per la riforma elettorale, necessaria per restituire vita democratica al Paese con il superamento dell’Italicum e la perversa logica d’un futuro Parlamento ingovernabile, fatto da nominati e da trasformisti.


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