Intesa-Ubi: le Agenzie sparigliate dal Risiko romano

Ho riletto il mio intervento riguardante la fusione Intesa-Ubi, pubblicato dal Giornale di Brescia l’1.8.20, avendo apprezzato e condiviso una approfondita riflessione del Direttore Nunzia Vallini su tale operazione. La mia valutazione positiva comprendeva, in parallelo, anche precedenti processi aziendali riguardanti la fusione di ASM con AEM in A2A, nonché la convinta condivisione dell’indicazione del Sindaco Emilio Del Bono, in favore dell’ing. Renato Mazzoncini, in A2A.
Ma alla luce dell’esito della fusione di Intesa-Ubi e dei contraccolpi pesanti nella riorganizzazione territoriale, tanto è risultato squilibrato e penalizzante per Brescia che mi sono sorti dubbi sulla mia stessa posizione. Preciso subito che per me il tema della banca rappresenta esattamente, come indicava allora il Direttore Vallini, quell’insieme anche di attività economiche, di società civile, di mecenatismo e di Welfare. Quindi un perno decisivo del “sistema Brescia” e non già l’idea d’una banca fatta solo da banchieri e da bancari.
Il primo dubbio è sulla possibilità d’una ritorsione di Intesa nei confronti di resistenze e d’una qualche miopia interne ad Ubi riguardo alla fusione stessa. Il secondo dubbio è su un’incauta trattativa, più o memo simile a quell’interregno iniziale di A2A, con Brescia duramente penalizzata da Milano negli assetti decisionali.
Il terzo e più fondato dubbio riguarda invece la decisione incomprensibile dell’Autorità Garante. Decisioni da rispettare, ma con personali interrogativi riguardanti anche i “curricula” di alcuni magistrati interessati, sulla cui nomina si erano allora già evidenziate polemiche. Mi occupo da tempo di Autorità, seppure in un settore diverso dal bancario, per non collocarle tutte tra noi “comuni mortali”, quindi senza alcun manto di “sacralità”.

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