Bragaglio: una testimonianza sul sen. Piero Padula sindaco e politico 30 09 18

Partito

Sindaca Castelletti - per un decennio in Loggia?

Ritengo che l’arco decennale ipotizzato dalla Sindaca Castelletti sia frutto d’un ragionamento motivato. Condivisibile nella sfida lanciata dalla Sindaca a se stessa ed a tutti noi. Infatti, tale progetto di ampio respiro è la miglior prospettiva anche per i nostri passi del presente in vista del futuro.  La condivisione d’un serio impegno è poi anche il modo più efficace per contrastare fughe solitarie o scorciatoie personali. Con le divisioni che spesso la politica alimenta. Di cui si è avuto più d’un sentore, sia a livello di Giunta che di Consiglio. E che la stampa ha documentato.
Avendo una certa qual esperienza in Loggia, me ne guardo bene dal fare “prediche inutili” di einaudiana memoria. Anche in passato vi sono stati momenti aspri di lotta politica tra schieramenti e nei partiti. Si pensi al calvario del sindaco Trebeschi dall’81 all’85, privato d’una sua maggioranza. Al periodo ’90-94, in traumatici passaggi e ben tre elezioni del Consiglio, con Sindaci Padula, Boninsegna, Panella, Corsini, Martinazzoli. Quindi me ne guardo bene dal fare del “moralismo” in fatto di lotta politica. Ma sono fasi storiche del tutto diverse. Allora c’era forse un troppo di politica.  Oggi  invece avverto  il rischio opposto, ovvero che il Centro Sinistra sia passato in politica dal “troppo” di ieri al…”troppo poco” di oggi!


...Mah! Tra tessere PD con Berlinguer e Schlein nel simbolo del PD

…Mah! Che dire? Se non banalmente che “ad ogni giorno basta la sua pena”…Anzi due, visto che si tratta del PD. Con queste sue due pene, lo dico subito, che mi infliggo e subisco, ma che non condivido.
Gli occhi di Berlinguer sulla tessera
Da sempre berlingueriano del Compromesso Storico, ritengo – persino provocatoriamente - che anche oggi, pur cambiando tutto ciò che va cambiato, è stata ed è l’unica grande politica della sinistra progressista in Italia. Fatta di alleanze sociali e politiche tra le forze della sinistra e quelle cattoliche. Questo il cuore. Con gli alti e bassi che sappiamo. E’ alla base – unitamente alla terza fase di Moro – dell’Ulivo. E solo in parte dello stesso PD poi. Quindi non frontismi tra Pci e Psi, non l’occhettiano schieramento dei Progressisti contro il Partito Popolare di Martinazzoli. Ma invece tutto ciò che è stato ed è ancora oggi il percorso vincente nei Comuni , anche a Brescia, da Martinazzoli a Castelletti. Una incancellabile matrice di alleanze tra forze distinte e plurali, seppur con vari volti e nomi. E non già il partito unico e maggioritario del Centrosinistra.
Ma se lo stesso PD è frutto di quel pluralismo, ciò non significa che Berlinguer ne sia un padre fondatore. Come non lo sono De Gasperi o Moro.... Capisco il risvolto drammatico in queste ore della “questione morale” in Puglia e d’intorni. Come pure il valore anche oggi del forte richiamo berlingueriano. Ma su una tessera del PD, se hanno ancora un valore le diverse storie e che non sia uno spot del momento…no!


Serve un campo largo bresciano

Riprendo una riflessione interessante che il rappresentante del M5S, l’ing. Luca Cremonini ha affidato al Giornale di Brescia, il 25 marzo. E lo faccio all’indomani dello strappo pugliese tra PD e M5S. Non riprendo le polemiche tra Schlein e Conte. M’immagino piuttosto seduto in riva al fiume mentre annaspano sia il Pd che il M5S. Con quel loro accapigliarsi nei gorghi, ma pensando di vincere l’un sull’altro. Inconsapevoli del rischio d’una comune brutta fine. Che è presto detta, in quanto la Destra porta con sé, nella sua vittoria, oltre i propri voti, pure quelli d’una Sinistra che - sempre più schifata - vota nessuno dei due: né PD, né M5S. Ingrossando così il “partito dell’astensione”. Col PD che è passato dal 33, al 40, al 20%. Il M5S dal 33 al 16%. Mentre – lo ricorda Michele Ainis in “Capocrazia” – la Destra col suo 30% dell’elettorato italiano incassa il 56% dei seggi in Parlamento. Proprio a causa anche di quel “non voto” che queste Sinistre, tra loro litigiose, fan di tutto per…meritarsi! Come i  capponi del Manzoni che si beccano tra loro prima di finir sul fuoco. Ma che in verità eran quattro, quei capponi, quasi già previsti, fin d’allora, pure gli altri due, Renzi e Calenda, del fu “Terzo polo”.
Si martella in queste ore sulla fine del “campo largo”. Anche nel PD. Bene, ma per qual altra politica? Per il ritorno al PD solitario del partito maggioritario? Auguri! Per l’alleanza col Terzo Polo bell’e che sfasciato? Auguri. Per l’ennesima scissione per rifare una simil-DC, come si strologa in queste ore? Auguri. Il mio timore è piuttosto l’amalgama (e dagli ancora!) d’un po’di tutto ciò. Quindi l’eterno zigzagare del PD. In un caos per nulla calmo. Mentre l’unica strada rimane il…“campo largo”! Non proprio questo, che ha troppo della pietraia incolta e pure stretta!
Ma un campo da rifondare, ma che non c’è ancora. Ma come c’è invece in molti Comuni e – soprattutto - c’è come bisogno del Paese. Magari con un nome nuovo, come si fece con l’Ulivo. Ma
che – basta il minimo sindacale della fantasia - evochi quella sua anima progressista. E non già una
roba da strisce segnaletiche al vento, con picchetti piantati da un geometra.

Un PD con una sola "vocazione maggioritaria": il “largo campo progressista”...da costruire!

Illusione in Sardegna e delusione in Abruzzo? Direi di no. Ora però vanno contrastati nel PD gli sbandamenti alle curve che si rendono necessarie o il cambio compulsivo dei piloti.
Nessun partito può vivere con due opposti cuori in petto. Ciò vale anche per un PD nazionale che nasce e s’immagina autosufficiente, con una vocazione maggioritaria in un sistema bipartitico. Mentre in Regioni, Province e Comuni il PD promuove ampie coalizioni. Pensiamo al voto per il Comune di Brescia, col PD al 26% e la Sindaca Laura Castelletti al 55%. Si tratta non solo di diverse regole elettorali, ma di opposte visioni nel rapporto della politica col Paese. Con un’Italia profonda il cui pluralismo sociale, territoriale e culturale risulta incomprimibile in rigide forme bipartitiche. Ed il PD che vince è solo quello delle ampie alleanze, anche sociali e civiche. Come peraltro confermato anche dall’esperienza bresciana.
E’ nota la predilezione del PD per i collegi uninominali, tipici dei sistemi bipartitici. Ed è questo, per me, il suo “legno storto”. Come se il voto dato agli alleati fosse un qualcosa sottratto al PD. Infatti dopo il fallimento dell’Unione prodiana, nel 2006, la risposta è stato l’accordo per una riforma elettorale “bipartitica” di Veltroni con Berlusconi.
Ma la mia critica precede il PD e riguarda anche il PCI-PDS-DS che ha promosso modalità non convincenti pur di farlo nascere così. Pensando che il PD fosse il coronamento dell’Ulivo e non già – come ritengo - la sua liquidazione. Il famoso: amalgama mal riuscito! Con la sottovalutazione della peculiarità sociale e politica  – non già un’anomalia! – rappresentata sia dalla DC e dal Mondo cattolico, che dalla migliore eredità del PCI, non travolta dal crollo del Muro di Berlino. Una peculiarità particolarmente significativa e confermata in terra bresciana e lombarda.
Ma il PDS occhettiano appena nato s’imbarca nei Progressisti e si separa dal Patto Segni e dal PPI di Martinazzoli. Mentre – tra loro insieme nel ’94 - avrebbero ottenuto il 49,5%. Da ciò e per entrambi la sconfitta e la vittoria di Berlusconi con quel suo 43%.  Dopo pochi mesi a Brescia si avvia con Paolo Corsini l’operazione d’una ampia alleanza, dal valore nazionale. Con la vittoria di Martinazzoli sindaco ed un Ulivo “ante litteram”.


Campus Edilizia un nodo politico da sciogliere

Mi auguro un chiarimento per evitare un’ulteriore frattura nel PD e nel Centro Sinistra in Loggia. La proposta di Campus Edilizia è stata zigzagante. Prima s’è parlato d’una condivisibile “Fondazione di partecipazione”, con un’impronta culturale. Nel Programma elettorale di Castelletti Sindaco vi era un solo cenno. Nel Documento approvato in Consiglio un salto in alto. Poi un ulteriore cambiamento con lo Statuto, oggi all’esame. Se, come dice l’Assessore Tiboni, Campus offrisse un contributo culturale non ci sarebbero problemi. Anzi. Ma irrisolti sono interrogativi importanti. Come mai Campus Edilizia passa da una “Fondazione di partecipazione” ad una Fondazione di Terzo Settore? Come mai soggetti economici di tipo profit, esclusi per legge dal Terzo Settore, adottano proprio una Fondazione di Terzo Settore? La differenza sta in una parola: “co-progettazione”, tra pubblico e privato. Come previsto dalla legge per quelle particolari realtà sociali e cooperative no profit.
Il capogruppo PD, Roberto Omodei, sostiene che la legge non prevede la coprogettazione in campo urbanistico. Vero e lo prendo in parola. Ma se una Fondazione, che si regge sulla coprogettazione, vede presenti soggetti privati direttamente interessati alla edilizia come fa il Comune a non avvertire l’esigenza politica di tutelarsi. Sia per l’oggi che per il domani. E se in futuro vincesse il Centro Destra di Rolfi? Tutelando gli stessi imprenditori, quelli corretti, che non vogliono confondersi con eventuali profittatori. Di cui è pieno il mondo e le cronache ogni giorno! Anche solo per un principio di cautela. L’emendamento Curcio è nient’altro che questo. Non ci si può limitare a dire solo ciò che non è previsto, ma scrivendo - nel dubbio - ciò che va escluso, e cioè la coprogettazione dei Piani urbanistici. Superfluo? Meglio, ma ci si tutela per l’oggi ed il domani. La netta separazione tra gli interessi in campo fa parte della nostra storia migliore degli assessori all’urbanistica, da Bazoli con Benevolo a Gorlani, da Corsini a Venturini. Memori anche dello scandalo Giancatterina che mise in ginocchio la Giunta Trebeschi nel 1983. Una Loggia quindi che si confronta con tutti soggetti economici, ma pure sociali: Sindacati, Associazionismo, Quartieri…Ma con l’autonomia delle proprie decisioni, nell’interesse generale della città.



https://bsnews.it/2024/02/11/campus-edilizia-tutelare-futuro-brescia-claudio-bragaglio/

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