Partito

Primarie? Perché no! Prima della crisi dell’alleanza progressista necessaria una..."terza via"!

Continua il confronto sulle Primarie. A mio parere van ben distinti natura e tempi. Ci son Primarie promosse da una Alleanza già consolidata nel Paese, per governo e programmi di massima. Come è stata la stagione dell’Ulivo, che vede il suo gruppo dirigente aprirsi alla partecipazione più ampia…Con una condivisibile scelta politica di valore partecipativo di alto profilo. 
Magari con contraddizioni, visto che il PD nasce mettendo nello Statuto che il Segretario è pure il Premier del Governo! Ma al netto di tali contraddizioni mi sentirei di sostenere tale scelta, ma quando essa rafforza il ruolo politico della Leadership dell’Alleanza, chiamando al voto la partecipazione più ampia! Col vertice...oltre il vertice!
Ma il problema oggi è l’opposto! Questo il punto che non si vuol vedere. E quindi non c’è nulla di più sbagliato che adoperare un buon strumento, ma per una situazione diversa e… sbagliata! Come il coltello al posto del cucchiaio per la minestra!
Molte le voci contrarie a questo tipo di Primarie. Dall’appello di numerosi intellettuali e dirigenti, reso pubblico a fine aprile (tra i Promotori anche  l’on. Paolo Corsini). Di Dirigenti del PD, da Franceschini a Speranza e via via elencando. Per non dire di Intellettuali e Dirigenti del Centro Sinistra. Poi conteggio anche chi - incontrati in feste dell’Unità - son silenti in pubblico, ma non in privato perché il primo principio per stare in un “partito degli eletti”, come il PD, è – da Veltroni in poi - quello in questi mesi di appartenere al prossimo “partito dei ri-eletti” in Parlamento! E ne sappiam qualcosa noi a Brescia quando anni fa presentammo tre candidati per il Parlamento e ce ne depennarono al tavolo della Segreteria a Roma ben due! Da qui il ricordo, del perché del suo "Elogio di Nicodemo", scritto da Martinazzoli, ma in opposizione agli incalliti... nicodemisti!
La mia contrarietà è alle Primarie della seconda versione, quella che non registra nel Paese e nei Governi locali una alleanza – PD, 5S, Avs, Civismo vario - già consolidata. Che invece evidenzia ripetuti contrasti di leadership tra Schlein e Conte, per non dire di scelte in vari campi… e che non possono esser scaricate nelle Primarie. 


Un sì convinto alla sindaca Castelletti. Dal nuovo PD cittadino la voglia di riscatto

Davvero interessante l’iniziativa promossa dalla Festa del PD al Parco Castelli, con la partecipazione della Sindaca Laura Castelletti, del vicesindaco Federico Manzoni, nonché del segretario cittadino del PD, Roberto Cammarata e del capogruppo, Roberto Omodei. Il Giornale di Brescia, con l’articolo di Stefano Zanotti, ha colto alla perfezione clima, argomenti ed il progetto politico del prossimo futuro. Ovvero: “La sfida per il 2028: ancora Castelletti candidata Sindaca, con la sua coalizione”. Ed aggiungerei forse anche un di più, visto il Tavolo dei partiti progressisti attivato a Brescia.

In verità già dal “Bilancio di metà-mandato”, presentato a febbraio al Teatro Borsoni – in “pompa magna” all’intera città, s’è detto! - era già chiaro il percorso programmatico e politico. Infatti già da tempo la Loggia sosteneva vari progetti, già ben oltre il quinquennio della Sindaca Castelletti.  Come sempre, in politica, c’è poi chi s’immagina anche dell’altro e per se stesso, azzardando deviazioni, ma destinate all’insuccesso. Quindi un bel nulla di nuovo anche sotto questo sole bresciano. Men che meno nel PD quando ci si inventano cose strane, che poi magari ci fan poi perdere la partita. 

Ma già da quel Convegno al Borsoni era del tutto chiaro come si fossero avanzate precise proposte ed una vera sfida politica. Non già, quindi, “una flebil voce dal sen fuggita”. 
La recente occasione poi del Parco Castelli è stata molto importante. Infatti s’è trattata d’una “Festa dell’Unità” ad alto impatto politico, che s’è riaperta meritevolmente, con fiducia e coraggio da parte d’un nuovo PD cittadino, dopo ben 15 anni. 
Nell’incontro, dopo la puntuale illustrazione del vicesindaco Manzoni, tra l’altro promotore del progetto impegnativo del Tram, la sindaca Castelletti ha detto - con determinazione chiara e ferma -  che è sua intenzione, ed a coronamento di varie ed importanti realizzazioni,  di voler da Sindaca inaugurare nel 2030 il Tram. Con un convinto e sostenuto applauso del pubblico

Intervista - Bragaglio (Pd): «Nel 2028 i progressisti uniti rivinceranno in Loggia candidando ancora Laura Castelletti» di Pietro Gorlani

Bragaglio (Pd): «Nel 2028 i progressisti uniti rivinceranno in Loggia candidando ancora Laura Castelletti»
di Pietro Gorlani
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2026
Parla il decano dei democratici, da sempre favorevole all'alleanza con i pentastellati, che bacchetta chi è contrario: «Cecità politica»
 
Il Campo largo del centrosinistra con l’ingresso dei 5 Stelle nella coalizione progressista prende quota. Lo conferma Claudio Bragaglio, volto storico dei dem bresciani, membro della direzione regionale del Pd che ha presieduto fino al 2023. Lui che ha sempre visto di buon occhio un’alleanza con i «grillini» ieri ha tenuto a Nova un tavolo di discussione proprio sulle sfide della politica.

Buon pomeriggio Bragaglio. L’ex senatore Vito Crimi ha palesato al Corriere la volontà dei 5 Stelle di correre con il centrosinistra per Loggia 2028. I vertici locali di Pd, Azione e Sinistra Italiana hanno risposto positivamente. Il Campo largo si farà. Lei a differenza di altri l’ha sempre invocato, anche in tempi non sospetti. Contento?
«Certo che sì. Ho sempre pensato che la scelta del partito maggioritario non fosse adatta alla realtà italiana, caratterizzata da un pluralismo politico, culturale e sociale. L’alleanza politica rispecchia meglio il pluralismo della società. Io sono per il centro-sinistra con tanto di trattino mi raccomando. Trattino che non connota “separazione” ma “unione” tra il centro e la sinistra».

Si riuscirà a trovare la quadra sul programma? I 5 Stelle sono massimalisti su diversi temi a partire da quello ambientale: penso alla questione inceneritore o al porta a porta spinto.
«Credo che la creazione del Campo largo non debba partire dal programma ma dalla volontà politica di governare insieme una città. Quando c’è la volontà politica d’andare d’accordo i programmi poi non sono un problema. Pensiamo al centro-sinistra di Prodi, ma anche alla storia del centro-sinistra bresciano. Se guardiamo tutti i passaggi politici più importanti dagli anni Settanta in poi — teleriscaldamento, inceneritore, l’operazione A2A, metrò — sono stati decisi anche se non erano nei programmi. Dietro c’era la volontà politica di portarli a compimento».

Qualcuno nel centrosinistra si chiede quanti voti possano portare i 5 Stelle: dal 7,5% del 2013 sono scesi sotto il 2% nel 2023.
«È una valutazione miope. Il risultato del M5S alle comunali del 2023 sconta l’errore di non aver corso uniti ai progressisti ma diversi grillini hanno votato centro-sinistra e le sue liste civiche, che hanno portato alla vittoria di Castelletti con quasi il 55%. Altri hanno disertato le urne: con il Campo largo quei voti si possono recuperare».

I 5 Stelle nel Campo largo disinnescano il rischio che la sinistra ecologista corra da sola al primo turno?
« Penso di sì. Le tentazioni costruite sul proprio ombelico hanno sempre ottenuto grandi delusioni. È stato dimostrato che può esserci convergenza d’intenti, penso all’unità già dimostrata sul salario minimo e sul nodo carcere».

Il candidato sindaco del 2028 sarà sempre Castelletti?

«Me lo auguro. E credo che ci siano tutte le condizioni affinché la coalizione la sostenga in modo compatto. La sindaca ha operato bene ha garantito l’unità della maggioranza nonostante i momenti di crisi dentro la Giunta e il Consiglio Comunale. Lo stesso segretario cittadino del Pd, Roberto Cammarata, si è già detto favorevole alla ricandidatura di Castelletti».

Vito Crimi vive a Brescia, è stato reggente dei 5 Stelle, sottosegretario: potrebbe avere un ruolo in Loggia?

Persino dall’Ungheria: senza un centro politico e sociale alleato... la sinistra perde

Mi chiedo fino a quando possiamo ancora abusare della benevolenza del Padreterno senza metterci del nostro per poter vincere contro la Destra. Abbiam visto – ma sorpresi! - il “miracolo” della vittoria del Referendum e la sconfitta della Meloni. Con la riapertura della speranza sulle prossime politiche. E che facciamo? Diamo la stura alle primarie che son quanto di più divisivo si possa immaginare nel PD e nel Centrosinistra, immaginando già vicina la vittoria. Corroborata dalla sconfessione di Trump verso la Meloni? Non rendendoci conto che tale sconfessione può essere proprio il miglior “atout” per la Meloni e per il suo riposizionamento destro-centrista che sta già abilmente attivando, anche con riferimento all’Europa, verso papa Leone ed il voto cattolico delle prossime elezioni tra un anno in Italia. E persino interprete della vittoria di quel Centrodestra potabile in Ungheria contro il suo super-sodale Orban!

E noi? Intanto non traiamo insegnamenti dalle elezioni territoriali, sia Regionali che Locali. Brescia inclusa. Si propongono le Primarie di uno schieramento del Campo Largo di Zingaretti, vecchio ormai di 8 anni ed identico a quello che ci ha già visto più volte sconfitti. Senza una sola novità, se non una Destra che sta trasformando le sue recenti sconfitte in possibili future vittorie.
Il Congresso anticipato chiesto da destra e da sinistra nel PD per un riposizionamento strategico del PD? Niente. Un Centrosinistra che negli anni ha sposato quasi tutte le varie forme di governo e di sistemi elettorali? Niente. Si è sostenuto, anche nel nostro Statuto, che il Capo del partito è il Capo del Governo… che sarà il modello anglosassone, ma pure quello sovietico che abbiam scaricato in una famosa polemica sulla “egemonia”, tra partito e stato!
Ma soprattutto si è rimosso il fallimento (sic!) del sostanziale bipartitismo sposato con l’idea del partito maggioritario (da cui peraltro deriva anche l’idea delle primarie, immaginate come modalità di selezione, ma interne allo stesso partito maggioritario, sul modello anglosassone), quindi in alternativa alla coalizione del Centro sinistra.


Riunione del Comitato Federale e della Commissione Federale di controllo (seduta del 25 novembre 1985)

Intervento del compagno Claudio Bragaglio
Segretario della Federazione di Brescia.

Cari compagni e care compagne, 
dopo una attenta riflessione, dopo un non facile né scontato ripensamento sulle recenti discussioni che si sono avute nel gruppo dirigente, nel C.F e nella C.F.C., ho deciso di chiedere la parola alla ripresa e non a conclusione del dibattito stesso. Mi scuso, per questo; è un fatto un poco inusuale, me ne rendo conto, ma la serietà e la gravità del problema che ci sta oggi di fronte non possono indurci a rispettare soltanto prassi consolidate. Mi auguro, inoltre, che le mie parole non siano ambigue ed i concetti espressi non risultino “pluriuso”, come polemicamente è stato qui rilevato.
La situazione politica interna alla nostra Federazione si è fatta sempre più difficile e travagliata, in quest’ultima fase; il quadro delle tensioni è diventato preoccupante e si è raggiunta una misura politica che va ben al di là dei problemi che pure sono caratteristici di una fase congressuale.
Passaggi complessi e travagliati nella definizione della linea politica e nella formazione degli organismi dirigenti non sono nuovi, ma sempre la nostra Federazione ha saputo individuare strade – od anche semplici ed impervi sentieri – per uscirne positivamente. È la nostra stessa storia, dunque, un atto di fiducia; una fiducia ben riposta in un gruppo dirigente che – ne sono certo – sicuramente non andrà delusa neppure in questa, pur così impegnativa occasione congressuale.

Sindaca Castelletti: il bilancio di metà mandato e la freccia nel futuro

Allontanandomi dal Teatro Borsoni, dopo l’illustrazione – ben esposta della Sindaca Laura Castelletti - del Bilancio di metà-mandato, dal titolo “Brescia la tua Città europea”, mi ritornava alla mente l’immagine – peraltro per nulla originale – d’un arco teso con la sua freccia. Sì, proprio quella che, scoccata dritta e veloce da Ulisse, oltrepassava i vari fori delle asce bipenni, descritte nell’Odissea. Con quei impegnativi anelli – uno dopo l’altro – tutti da infilare. E con la necessaria velocità e mirata centratura, nel caso nostro, per poter andare ben oltre il metà-mandato del Centrosinistra in Loggia.
Non solo in sala, ma ancor più espliciti le valutazioni ed i commenti successivi all’illustrazione della Sindaca. Netta la sensazione d’un Programma “gettato” come un solido ponte sul futuro, quindi ben oltre anche il quinquennio. Come già ipotizzato dal PD, in sede di Consiglio Comunale, da Roberto Cammarata, segretario cittadino. E come peraltro poi confermato, in questa occasione, anche da puntuali commenti degli stessi giornali. Che poi vi sia -ovviamente- l’incognita del voto del quinquennio va da sé. E ricordarcelo sempre – come un’impegnativa “prova del fuoco” per la Loggia – non è per nulla un’ovvietà, vista anche la pessima situazione politica generale, con l’esplosione anche di nuove guerre.

Ma quel preciso scoccar di freccia al Borsoni è stato molto esplicito e convincente. Al punto da richiamarmi alla memoria la scontata immagine d’una emulazione di Ulisse con quel suo arco e quella sua freccia rapida e sicura tra i vari anelli. Sian quelli già oltrepassati in Loggia, che i prossimi ancora da infilare. Immagine per nulla originale, ma che comunque m’intrigava.
Se non che – ripensandoci, anche solo un momento dopo - già non mi funzionava più così alla perfezione. Perché – seppur con tutte le proporzioni adattate al caso nostro - il protagonista dell’Odissea non mi si rifletteva bene nel paragone con una Sindaca, che si rivendica giustamente tutta al femminile. Pensiamo anche solo alle sette mila partecipanti della “Corsa Rosa”, promossa in queste ore, con la sindaca Castelletti che partecipa in città, ma in vesti bresciane d’un simil-Ulisse!
Neppure mi poteva funzionare l’immagine, pur così intrigante nell’Odissea, ma invertendo ipocritamente i ruoli. Ovvero, con Ulisse al telaio e Penelope con l’arco in mano. Men che meno -poi- mi potevano funzionare alcuni altri nostri attori - “intra et extra” il Consiglio Comunale - ma immaginandone alcuni di loro nelle vesti dei famosi Proci – con la loro relativa e brutale fine - sempre per stare al paragone col gran Poema.


Il PD davanti al bivio d'un necessario nuovo centrosinistra

Temo (anzi spero!) di sbagliare…ma penso che siamo ormai da troppo tempo impantanati di fronte ad un bivio. Con il PD che non sa…che fare. Di qui o di là? Mentre traccheggia…con l’equivoco di immaginarsi ancora con la sindrome del PD maggioritario dell’origine, senza prendere atto che da tempo e tutto è cambiato. Tutto. Passando dal 40% al 20%, dimezzando il proprio voto, con 10 tra Segretari e Reggenti che per Statuto avrebbero potuto, fino a poco fa, esser potabili per esser tutti Capi di Governo! E con quel 50% di non voto su cui non si fa una vera nuova scommessa se non proporci così...come eravamo,
Se il tema cruciale è l’alleanza del Centrosinistra, la più ampia, molto dovrebbe cambiare, ma non vedo né il coraggio né la lucidità della verità…sullo stato dell’arte dello stesso PD. Ovvero che lo scontro con la Destra lo si gioca al Centro, ovvero sul campo elettorale e sociale per noi oggi più sguarnito come alleanza. Non per ritornare – come si vuol polemizzare tra i vecchi ruderi ed i più giovani scambisti - alla Margherita ed ai DS. Ma intanto per non far niente, fermi ed in 'surplace' davanti al fatidico bivio. Avendo peraltro (e purtroppo) inutilmente sfogliato ormai tutti quanti i petali della margherita se fare o no il Congresso straordinario. Col tempo che se ne va e che mi ricorda il Montale di “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, ma riferito non tanto o solo al PD, ma all’intero Centrosinistra che è poi il soggetto vero che deciderà la vittoria o la sconfitta dello stesso PD! Mentre nel PD troppi - illudendosi - pensano e fanno proprio il contrario...

Il PD: dopo gli sbandamenti… la coerenza d’un nuovo centro sinistra!

Ho letto la riflessione di Egidio Papetti, del 9 gennaio, dal titolo: “Al sen. Bazoli chiedo impegno per la nostra città”. Papetti, è stato nel Consiglio Comunale di Brescia – anche da assessore – dal 1975 al ‘90, con un rilevante ruolo nella sinistra D.C. Aderente al “Circolino” di Michele Capra,
rimasto un “sodalizio in arme” oltre la sua chiusura. Da collega in Loggia, l’ho sempre ritenuto un bravo amministratore.
Condivido molte sue valutazioni positive riferite ai parenti del sen. Alfredo. Dal bisnonno, tra i fondatori del P.P.I., fino al padre l’avv. Luigi, stimato assessore all’urbanistica (1965-‘80) e coordinatore nel 1995 dell’Ulivo bresciano. Nonché al prof. Giovanni, proposto dal sen. Andreatta -nel 1999 per il dopo Prodi - alla presidenza dell’Ulivo nazionale. Un’area cattolica che ha anche avuto un rapporto positivo con il PCI. Il che si è ancor più evidenziato con il sindaco Cesare Trebeschi, con la “Giunta aperta”, nel 1977 con l’intervento di Berlinguer in piazza Loggia e con l’incontro di Paolo VI in Vaticano con noi Consiglieri Comunali, anche del PCI.
Papetti richiama lo storico impegno di vari esponenti della famiglia Bazoli verso la città. Ma rivolto al sen. Alfredo, invece lo critica per la sua “lontananza” da Brescia. Sul perché d’un così brusco richiamo per l’esclusivo suo impegno in Parlamento Papetti allude certo ad un…qualcosa. Ma per ora s’è trattenuto e non mi sento quindi di strologare alcunché.
Egidio poi s’infila in una sua proposta nazionale contro le coalizioni (“tra loro uguali e populiste”) e l’elezione diretta del Sindaco, in favore della libertà poi dei singoli partiti di fare alleanze dopo il voto. Una proposta con zero possibilità! Ma che però dice dell’idea sua dei processi politici auspicati.
Quindi della sua contrarietà verso le coalizioni, per aver mano libera di fare, ma solo dopo il voto le più diverse alleanze. Non di Roma, ma solo della vicina Brescia parla! Tant’è chiaro il suo pensiero che vi è sotteso. A fronte del fallimento del bipartitismo, da quando dall’Ulivo dei partiti si è passati al “partito unico dell’Ulivo”. Fatto poi proprio nel 2007 con la nascita del PD maggioritario.


"Pensieri spettinati"...dopo aver letto Alfredo Bazoli!

Ho letto con la dovuta attenzione la riflessione sul “Progetto dei Riformisti nel PD”, del sen. Alfredo Bazoli, pubblicata dal Giornale di Brescia il 19 dicembre. Sempre bravo, Alfredo, ho pensato, ma....ma... con quel mio "ma" in testa che mi pesa come un macigno! Non a caso tra la prima e la seconda parte del suo intervento manca nientemeno che il...ponte! O - se si preferisce – c’è sì un ponte, ma che barcolla pericolosamente sotto i nostri piedi.
Il PD dopo la fiammata - poi semispenta - di Renzi, tra Zingaretti, Letta e Schlein è inchiodato al 20-23%. Sì, anche prima della Schlein con Segretario il "riformista cattolico" Letta! Bene. Mettiamoci generosamente pure un futuro 25% per il Pd, ma dov'è quell'altro 20- 25% che ci manca, peraltro col 5S di Conte con quel suo 12% che fa il doppio gioco spesso...col ricatto? 
Non sarei troppo preoccupato se fossimo in una fase politica non così estrema, tra guerre e rischio reale d'un cambio di regime costituzionale. Con un possibile cedimento democratico! E noi ci limitiamo, in tale emergenza, a proporre il traccheggio dell'equilibrio interno al PD, mentre è tutta la nostra casa che rischia di cascarci addosso! Respingendo anche un segnale di allarme per l'intera coalizione progressista (e non già del e per il solo PD!) con un Congresso straordinario ed anticipato del PD - che ritengo indispensabile - pensando invece di cavarcela con un Convegno programmatico. Che sappiam già come va a finire...come a Bologna nel 2019, annegato in un mare di parole! Con (o per) il consenso alla Schlein di Bonaccini?! 
Contrapporre, oggi, al Congresso straordinario e anticipato un "Convegno programmatico" è la riprova d'un grande problema aperto di linea e - soprattutto - d'una paralisi di leadership politica del PD e non già della sua risoluzione! Avendo invece come obbiettiva necessità la ridefinizione politica del PD, nonché il riposizionamento dell'intera nostra coalizione di Centro Sinistra. Come si vede anche nel voto locale, da Brescia a Genova, alle recenti Regioni che han votato, c'è un 15% e più che a vario titolo - civismo o quant'altro - fa la differenza tra una pesante sconfitta o la vittoria. Ma che non ha una propria proiezione nazionale. Ed è proprio questa la parte che manca nel voto – e pure nella testa politica - nazionale! 

Necessario un Congresso del PD straordinario e anticipato

Son davvero convinto che sia stato un bene, nel recente Convegno a Montepulciano - promosso da alcune componenti del PD e che ha visto una significativa presenza anche del PD di Brescia - l’aver dato priorità fin da subito alla costruzione di un'area unitaria, plurale e più ampia a sostegno della segretaria del PD, Elly Schlein. In modo da poter affrontare così con un ulteriore, ma impellente approfondimento il vero nodo politico decisivo. Ovvero quello del Congresso anticipato del Pd, rispetto alle varie decisive scadenze politiche che rischiano - quelle sì - di venir anticipate dalla Destra della presidente Meloni, con lo scioglimento forzatamente anticipato delle Camere.

Anche la mia opinione è quella d'una inderogabile necessità di anticipare il Congresso del PD. E non già d’una "Convention programmatica". Come, per esempio, si fece nel novembre del 2019 a Bologna, con l'ottima relazione di Fabrizio Barca e con la conclusione d'allora segretario PD, Nicola Zingaretti. Convention che purtroppo non lasciò purtroppo alcun significativo segno. Ma che, riproposta oggi, avrebbe persino il sapore sgradevole d'un imbarazzante diversivo.


Congresso anticipato del PD: si, no, forse?

Intanto è decisamente positivo il fatto che varie e convergenti Aree politiche del PD si ritrovino finalmente insieme per un esplicito confronto. Da parte nostra e varie volte - da Brescia e non solo - da più di un anno era venuta una tale sollecitazione. Finalmente ci siamo...visto che da dopo il Congresso dell'inizio 2023 questa è la prima volta! Vi sono ragioni fondate che suggeriscono a queste Aree politiche di non precipitare ponendo il tema dell’anticipo del Congresso del PD. Alcune di queste ragioni sono del tutto comprensibili e pure condivisibili, anche dal sottoscritto.

Ma...ma... ci son...troppi “ma” e pure molti “però” riferiti al cosiddetto “effetto vortice”, ovvero al rischio di essere trascinati - ben al di là quindi di tutte le nostre tremuli e ragionevoli intenzioni - in una rapida successione di eventi. Spesso incontrollabili e peraltro già avvertibili ed in atto nel PD e nella dinamica del Centro Sinistra. Ma si pensi in queste ore anche alla pesante e gravissima aggressione della Destra al Capo dello Stato Mattarella. Con relative tensioni. E con davanti agli occhi un... "dettaglio" dirompente, ovvero quello delle elezioni anticipate, promosse dalla Destra. Per dire del rischio d'un vortice d'acqua che, tra onde già fin troppo alte, possa aprirsi di colpo davanti alla prua del veliero del PD e del Centrosinistra!

Il tutto — presumibilmente – trascinato anche dalla prospettiva di un rapido cambiamento. Anche per il Centro Sinistra. Nel PD e fuori. Mi immagino Franceschini, Orlando e Bersani in un tale gorgo con tutte le loro ragionevolezze, prudenze ed esperienze di lungo corso…Ma se paventiamo la possibile e prossima navigazione tra gorghi e rapide sempre più rischiose che si fa? Pentirsi poi, ma ormai troppo tardi, d'un mancato e preveggente coraggio sorretto da una necessaria lucidità? Ben sapendo da tempo di esser di fronte non già a fisiologiche alternanze di opposti governi, ma ad un possibile cambio (e stravolgimento!) d'un regime pienamente democratico. In vista di ormai e più che assodate...democrature!

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