Bragaglio: Severino, il Filosofo e la sua Città 03 03 2017

Partito

Primarie? Perché no! Prima della crisi dell’alleanza progressista necessaria una..."terza via"!

Continua il confronto sulle Primarie. A mio parere van ben distinti natura e tempi. Ci son Primarie promosse da una Alleanza già consolidata nel Paese, per governo e programmi di massima. Come è stata la stagione dell’Ulivo, che vede il suo gruppo dirigente aprirsi alla partecipazione più ampia…Con una condivisibile scelta politica di valore partecipativo di alto profilo. 
Magari con contraddizioni, visto che il PD nasce mettendo nello Statuto che il Segretario è pure il Premier del Governo! Ma al netto di tali contraddizioni mi sentirei di sostenere tale scelta, ma quando essa rafforza il ruolo politico della Leadership dell’Alleanza, chiamando al voto la partecipazione più ampia! Col vertice...oltre il vertice!
Ma il problema oggi è l’opposto! Questo il punto che non si vuol vedere. E quindi non c’è nulla di più sbagliato che adoperare un buon strumento, ma per una situazione diversa e… sbagliata! Come il coltello al posto del cucchiaio per la minestra!
Molte le voci contrarie a questo tipo di Primarie. Dall’appello di numerosi intellettuali e dirigenti, reso pubblico a fine aprile (tra i Promotori anche  l’on. Paolo Corsini). Di Dirigenti del PD, da Franceschini a Speranza e via via elencando. Per non dire di Intellettuali e Dirigenti del Centro Sinistra. Poi conteggio anche chi - incontrati in feste dell’Unità - son silenti in pubblico, ma non in privato perché il primo principio per stare in un “partito degli eletti”, come il PD, è – da Veltroni in poi - quello in questi mesi di appartenere al prossimo “partito dei ri-eletti” in Parlamento! E ne sappiam qualcosa noi a Brescia quando anni fa presentammo tre candidati per il Parlamento e ce ne depennarono al tavolo della Segreteria a Roma ben due! Da qui il ricordo, del perché del suo "Elogio di Nicodemo", scritto da Martinazzoli, ma in opposizione agli incalliti... nicodemisti!
La mia contrarietà è alle Primarie della seconda versione, quella che non registra nel Paese e nei Governi locali una alleanza – PD, 5S, Avs, Civismo vario - già consolidata. Che invece evidenzia ripetuti contrasti di leadership tra Schlein e Conte, per non dire di scelte in vari campi… e che non possono esser scaricate nelle Primarie. 


Un sì convinto alla sindaca Castelletti. Dal nuovo PD cittadino la voglia di riscatto

Davvero interessante l’iniziativa promossa dalla Festa del PD al Parco Castelli, con la partecipazione della Sindaca Laura Castelletti, del vicesindaco Federico Manzoni, nonché del segretario cittadino del PD, Roberto Cammarata e del capogruppo, Roberto Omodei. Il Giornale di Brescia, con l’articolo di Stefano Zanotti, ha colto alla perfezione clima, argomenti ed il progetto politico del prossimo futuro. Ovvero: “La sfida per il 2028: ancora Castelletti candidata Sindaca, con la sua coalizione”. Ed aggiungerei forse anche un di più, visto il Tavolo dei partiti progressisti attivato a Brescia.

In verità già dal “Bilancio di metà-mandato”, presentato a febbraio al Teatro Borsoni – in “pompa magna” all’intera città, s’è detto! - era già chiaro il percorso programmatico e politico. Infatti già da tempo la Loggia sosteneva vari progetti, già ben oltre il quinquennio della Sindaca Castelletti.  Come sempre, in politica, c’è poi chi s’immagina anche dell’altro e per se stesso, azzardando deviazioni, ma destinate all’insuccesso. Quindi un bel nulla di nuovo anche sotto questo sole bresciano. Men che meno nel PD quando ci si inventano cose strane, che poi magari ci fan poi perdere la partita. 

Ma già da quel Convegno al Borsoni era del tutto chiaro come si fossero avanzate precise proposte ed una vera sfida politica. Non già, quindi, “una flebil voce dal sen fuggita”. 
La recente occasione poi del Parco Castelli è stata molto importante. Infatti s’è trattata d’una “Festa dell’Unità” ad alto impatto politico, che s’è riaperta meritevolmente, con fiducia e coraggio da parte d’un nuovo PD cittadino, dopo ben 15 anni. 
Nell’incontro, dopo la puntuale illustrazione del vicesindaco Manzoni, tra l’altro promotore del progetto impegnativo del Tram, la sindaca Castelletti ha detto - con determinazione chiara e ferma -  che è sua intenzione, ed a coronamento di varie ed importanti realizzazioni,  di voler da Sindaca inaugurare nel 2030 il Tram. Con un convinto e sostenuto applauso del pubblico

Intervista - Bragaglio (Pd): «Nel 2028 i progressisti uniti rivinceranno in Loggia candidando ancora Laura Castelletti» di Pietro Gorlani

Bragaglio (Pd): «Nel 2028 i progressisti uniti rivinceranno in Loggia candidando ancora Laura Castelletti»
di Pietro Gorlani
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2026
Parla il decano dei democratici, da sempre favorevole all'alleanza con i pentastellati, che bacchetta chi è contrario: «Cecità politica»
 
Il Campo largo del centrosinistra con l’ingresso dei 5 Stelle nella coalizione progressista prende quota. Lo conferma Claudio Bragaglio, volto storico dei dem bresciani, membro della direzione regionale del Pd che ha presieduto fino al 2023. Lui che ha sempre visto di buon occhio un’alleanza con i «grillini» ieri ha tenuto a Nova un tavolo di discussione proprio sulle sfide della politica.

Buon pomeriggio Bragaglio. L’ex senatore Vito Crimi ha palesato al Corriere la volontà dei 5 Stelle di correre con il centrosinistra per Loggia 2028. I vertici locali di Pd, Azione e Sinistra Italiana hanno risposto positivamente. Il Campo largo si farà. Lei a differenza di altri l’ha sempre invocato, anche in tempi non sospetti. Contento?
«Certo che sì. Ho sempre pensato che la scelta del partito maggioritario non fosse adatta alla realtà italiana, caratterizzata da un pluralismo politico, culturale e sociale. L’alleanza politica rispecchia meglio il pluralismo della società. Io sono per il centro-sinistra con tanto di trattino mi raccomando. Trattino che non connota “separazione” ma “unione” tra il centro e la sinistra».

Si riuscirà a trovare la quadra sul programma? I 5 Stelle sono massimalisti su diversi temi a partire da quello ambientale: penso alla questione inceneritore o al porta a porta spinto.
«Credo che la creazione del Campo largo non debba partire dal programma ma dalla volontà politica di governare insieme una città. Quando c’è la volontà politica d’andare d’accordo i programmi poi non sono un problema. Pensiamo al centro-sinistra di Prodi, ma anche alla storia del centro-sinistra bresciano. Se guardiamo tutti i passaggi politici più importanti dagli anni Settanta in poi — teleriscaldamento, inceneritore, l’operazione A2A, metrò — sono stati decisi anche se non erano nei programmi. Dietro c’era la volontà politica di portarli a compimento».

Qualcuno nel centrosinistra si chiede quanti voti possano portare i 5 Stelle: dal 7,5% del 2013 sono scesi sotto il 2% nel 2023.
«È una valutazione miope. Il risultato del M5S alle comunali del 2023 sconta l’errore di non aver corso uniti ai progressisti ma diversi grillini hanno votato centro-sinistra e le sue liste civiche, che hanno portato alla vittoria di Castelletti con quasi il 55%. Altri hanno disertato le urne: con il Campo largo quei voti si possono recuperare».

I 5 Stelle nel Campo largo disinnescano il rischio che la sinistra ecologista corra da sola al primo turno?
« Penso di sì. Le tentazioni costruite sul proprio ombelico hanno sempre ottenuto grandi delusioni. È stato dimostrato che può esserci convergenza d’intenti, penso all’unità già dimostrata sul salario minimo e sul nodo carcere».

Il candidato sindaco del 2028 sarà sempre Castelletti?

«Me lo auguro. E credo che ci siano tutte le condizioni affinché la coalizione la sostenga in modo compatto. La sindaca ha operato bene ha garantito l’unità della maggioranza nonostante i momenti di crisi dentro la Giunta e il Consiglio Comunale. Lo stesso segretario cittadino del Pd, Roberto Cammarata, si è già detto favorevole alla ricandidatura di Castelletti».

Vito Crimi vive a Brescia, è stato reggente dei 5 Stelle, sottosegretario: potrebbe avere un ruolo in Loggia?

Persino dall’Ungheria: senza un centro politico e sociale alleato... la sinistra perde

Mi chiedo fino a quando possiamo ancora abusare della benevolenza del Padreterno senza metterci del nostro per poter vincere contro la Destra. Abbiam visto – ma sorpresi! - il “miracolo” della vittoria del Referendum e la sconfitta della Meloni. Con la riapertura della speranza sulle prossime politiche. E che facciamo? Diamo la stura alle primarie che son quanto di più divisivo si possa immaginare nel PD e nel Centrosinistra, immaginando già vicina la vittoria. Corroborata dalla sconfessione di Trump verso la Meloni? Non rendendoci conto che tale sconfessione può essere proprio il miglior “atout” per la Meloni e per il suo riposizionamento destro-centrista che sta già abilmente attivando, anche con riferimento all’Europa, verso papa Leone ed il voto cattolico delle prossime elezioni tra un anno in Italia. E persino interprete della vittoria di quel Centrodestra potabile in Ungheria contro il suo super-sodale Orban!

E noi? Intanto non traiamo insegnamenti dalle elezioni territoriali, sia Regionali che Locali. Brescia inclusa. Si propongono le Primarie di uno schieramento del Campo Largo di Zingaretti, vecchio ormai di 8 anni ed identico a quello che ci ha già visto più volte sconfitti. Senza una sola novità, se non una Destra che sta trasformando le sue recenti sconfitte in possibili future vittorie.
Il Congresso anticipato chiesto da destra e da sinistra nel PD per un riposizionamento strategico del PD? Niente. Un Centrosinistra che negli anni ha sposato quasi tutte le varie forme di governo e di sistemi elettorali? Niente. Si è sostenuto, anche nel nostro Statuto, che il Capo del partito è il Capo del Governo… che sarà il modello anglosassone, ma pure quello sovietico che abbiam scaricato in una famosa polemica sulla “egemonia”, tra partito e stato!
Ma soprattutto si è rimosso il fallimento (sic!) del sostanziale bipartitismo sposato con l’idea del partito maggioritario (da cui peraltro deriva anche l’idea delle primarie, immaginate come modalità di selezione, ma interne allo stesso partito maggioritario, sul modello anglosassone), quindi in alternativa alla coalizione del Centro sinistra.


Riunione del Comitato Federale e della Commissione Federale di controllo (seduta del 25 novembre 1985)

Intervento del compagno Claudio Bragaglio
Segretario della Federazione di Brescia.

Cari compagni e care compagne, 
dopo una attenta riflessione, dopo un non facile né scontato ripensamento sulle recenti discussioni che si sono avute nel gruppo dirigente, nel C.F e nella C.F.C., ho deciso di chiedere la parola alla ripresa e non a conclusione del dibattito stesso. Mi scuso, per questo; è un fatto un poco inusuale, me ne rendo conto, ma la serietà e la gravità del problema che ci sta oggi di fronte non possono indurci a rispettare soltanto prassi consolidate. Mi auguro, inoltre, che le mie parole non siano ambigue ed i concetti espressi non risultino “pluriuso”, come polemicamente è stato qui rilevato.
La situazione politica interna alla nostra Federazione si è fatta sempre più difficile e travagliata, in quest’ultima fase; il quadro delle tensioni è diventato preoccupante e si è raggiunta una misura politica che va ben al di là dei problemi che pure sono caratteristici di una fase congressuale.
Passaggi complessi e travagliati nella definizione della linea politica e nella formazione degli organismi dirigenti non sono nuovi, ma sempre la nostra Federazione ha saputo individuare strade – od anche semplici ed impervi sentieri – per uscirne positivamente. È la nostra stessa storia, dunque, un atto di fiducia; una fiducia ben riposta in un gruppo dirigente che – ne sono certo – sicuramente non andrà delusa neppure in questa, pur così impegnativa occasione congressuale.

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