Discorso su Marx – Intervento di Massimo D’Alema all’Università di Pechino 5 maggio 2018

Interventi

Ripensando la stagione politica condivisa con Osvaldo Papetti

Sono molti i ricordi legati ad Osvaldo Papetti e ad un gruppo di giovani del PCI nei primi anni ’70. Esperienze politiche che si sono intrecciate con un’intensa frequentazione, nonché con crescenti impegni nel partito. Con fasi tra loro diverse, ma che si sono misurate poi anche con alcuni passaggi traumatici, come quello che ha riguardato Osvaldo ed una parte rilevante del gruppo dirigente bresciano nel Congresso del PCI nel 1986. 
I nostri primi incontri - in una fase di forte rinnovamento giovanile del PCI nei primi anni ’70 - fanno riferimento a varie occasioni di partecipazione politica, ma anche al consolidarsi dei rapporti di amicizia. Tra questi – associati ad Osvaldo – quelli coltivati presso le sedi dell’Arci, dell’Anpi e del Pci, in quel suo Quartiere di Sant’Eufemia. Una realtà popolare con importanti richiami all’antifascismo storico e con riferimento a partigiani, come Marino Micheli, a cui era intitolata la Sezione del PCI, o Luigi Guitti, col nome di battaglia di Tito Tobegia. Peraltro in una realtà coinvolta, fin dai primi anni ’70, dall’esperienza dei Consigli di Quartiere, con significativa presenza anche della Sinistra DC e delle Acli. 
Osvaldo si era iscritto a 15 anni alla Fgci, con segretario Boretti Nicoletto. A 21 anni aderisce poi al PCI di Sant’Eufemia, ed è proprio a quel periodo che risale la nostra frequentazione che si era ampliata con Osvaldo e Nora Bresciani anche a Cologna-Pieve di Bono. Un comune ai piedi della Val Daone dove la famiglia Bresciani aveva in affitto un appartamento e dove trascorreva le vacanze anche la famiglia Vespa, con Bruna e Manuela, con Boretti Nicoletto ed il sottoscritto. 
Agli inizi degli anni ’70  , dopo la novità del ’68, si era determinata una rilevante adesione al PCI di giovani studenti ed operai, che hanno segnato un vero e proprio salto politico ed elettorale – anche a Brescia – rispetto alla precedente generazione di Gino Torri, Giulio Tonni Bazza, Giulio Dalola, Guido Frassine, Carlo Bianchi…, allora funzionari nella Federazione PCI, con sede in viale Stazione. Così pure nelle varie Sezioni, compresa la sezione Caprani, di Piazza Arnaldo, confinante con Sant’Eufemia, con segretario il “mitico” Fausto Mucchetti. E dove nel 1971 mi ero iscritto con Manuela Vespa.

“Emanuele Severino giornalista” i suoi scritti illuminanti

Il libro “Emanuele Severino giornalista”, pubblicato da Paolo Barbieri presso Scholé-Morcelliana, mi ha riportato nell’immediato a due date che hanno visto riallacciare un rapporto più intenso tra il nostro grande Filosofo e la sua città: il 1974 ed il 1985. La prima data coincide con l’oggetto stesso del libro di Barbieri. Ovvero la decisione di Severino di scrivere, oltre che impegnativi “tomi filosofici”, anche articoli per i giornali. La seconda data segna invece la partecipazione – ma fino allora negata - ad iniziative pubbliche a Brescia. Che peraltro hanno poi costellato – e con grandi gratificazioni anche di pubblico - la presenza di Severino nella sua città, fino alla morte sua avvenuta nel 2020.
 
La prima iniziativa pubblica nel 1985 con Severino è stata promossa dalla Libreria Rinascita e dal Centro Togliatti del PCI, sui temi della pace e della guerra, con Mario Cassa e Gianluigi Berardi. Successivamente, promosso dall’Associazione Industriali (AIB), vi è stato il convegno sul “futuro di Brescia”, con Giovanni Bazoli, Mino Martinazzoli, Guido Carli e Giuseppe De Rita. Che verrà replicato poi nel ’91 con gli stessi protagonisti, ma con la partecipazione anche del presidente degli industriali, Luigi Lucchini, e di Romano Prodi. La terza iniziativa, sempre del 1985, è stata poi promossa dal Centro Teatrale Bresciano, sulla figura Alessandro Manzoni, con Severino e Martinazzoli e con Gianfranco Contini ed Edoardo Sanguineti.

Severino nella sua autobiografia (“Il mio ricordo degli eterni”) ricostruisce inoltre la fase di avvio del suo impegno sulla stampa, attribuendola alla forte sollecitazione del sindaco Bruno Boni che lo convinse – “vincendo molte mie resistenze”, annota Severino - a collaborare con il nuovo giornale “Bresciaoggi”. Con articoli che poi verranno anche pubblicati nel libro “Téchne. Le radici della violenza”. Ma “fu soprattutto la strage di piazza Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974, a farmi decidere di collaborare con Bresciaoggi”. Con argomenti e tipo di scrittura che porterà Severino poi a collaborare successivamente anche con il Corriere della Sera. Giustamente Barbieri osserva che l’articolo scritto per Bresciaoggi “è stupefacente rileggerlo perché descrisse esattamente qual era il piano stragista”. Ovvero attizzare una reazione violenta delle Sinistre per giustificare così un colpo di stato.


C. Bragaglio: Comune di Brescia e Pci-Pds negli anni 1975-1990. Postfazione in: P. Pagani, Il Municipalismo della Sinistra a Brescia (2025)

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Claudio Bragaglio: "Brescia anni '70 e ... dintorni" in Renato Corsini (con AA.VV.): "28 maggio 1974 & dintorni" Mascherini ed. 2024

Gli anni ’70 e…dintorni hanno rappresentato uno spartiacque decisivo per Brescia. Come peraltro per il Paese intero. Anni che si sono aperti all’insegna d’una trasformazione profonda sotto il profilo politico, socio-economico e culturale. Con l’affermarsi nel ’68 di movimenti giovanili e d’un nuovo protagonismo operaio, sindacale e sociale. Ed un conseguente rovesciamento anche del paradigma politico, ereditato in precedenza. Un vero e proprio statu nascenti, s’è persino detto. Quindi un vero e proprio sommovimento sociale che ha preso le mosse dal ’68 per espandersi in forme nuove negli anni ’70, ma determinando, al tempo stesso, estese reazioni non solo all’interno delle istituzioni, ma per molti aspetti anche contro le stesse istituzioni democratiche.
Nella stessa sinistra politica si era aperto anche il fronte d’una contestazione, financo estrema, con varietà di posizioni: di natura operaista, in polemica con il “revisionismo” del Pci o, persino, di un aperto contrasto per il sopposto tradimento d’una Resistenza “rossa e di classe”.

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