Il PD, una generosità nelle alleanze
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Pubblicato: Lunedì, 03 Luglio 2023 00:00
Cosa insegnano la storia delle radici dell'Ulivo
e la vittoria di Laura Castelletti?
Nel condividere le proposte sociali dell’on. Bersani alla festa del PD di Nave, mi scorrevano in testa le opposte parole di Conte (Paolo!) che, sulle note di “Azzurro”, dicono d’un “treno che nei miei pensieri all'incontrario va”. Convinto da sempre che sia la politica a dar corpo ai programmi. E non il contrario.
Aiutato in ciò persino da Archimede con quel suo famoso “punto di appoggio” per poter sollevare il mondo! Nella metafora: la politica, appunto! Proprio quello che ci spinge ad individuare anche gli errori politici fatti, per evitarli in futuro.
Il primo errore è stata la presunzione, con relativa sconfitta, dei “Progressisti” nel ‘94. Quindi il mancato accordo tra PDS e Popolari. Ma, a fine ’94, c’è invece l’alleanza per la Loggia, con la vittoria di Martinazzoli-Corsini, che apre la via dell’Ulivo.
Ma nell’Ulivo di Prodi vi sono poi tre tendenze: chi è per un Ulivo come alleanza strategica, chi per un Partito Democratico americano (Prodi e Veltroni), chi per un Partito Socialista europeo (D’Alema e Amato). Ma un convegno, nel ’97 a Gargonza, preannuncia la rottura, tra chi riteneva l’Ulivo una alleanza strategica e chi una rapida fase di passaggio verso un partito. Questa la vera causa della crisi del Governo Prodi. Con Bertinotti a far da cavia.
Da lì prese vita l’ambaradan per referendum, leggi ipermaggioritarie e collegi uninominali che ci han portato fino al disastro del Rosatellum. Col mito del “Sacro Graal” d’un PD, unico e maggioritario, che ha soppiantato l’Ulivo plurale e l’alleanza tra diverse forze.
Ma la miopia nazionale fu tale da far convivere i due opposti principi, lacerando quindi il cuore stesso del PD. Infatti in Comuni e Regioni il PD si ritrova in un sistema simil-proporzionale, con premio di maggioranza per la coalizione vincente. Quindi con un modello ulivista. Mentre per il Parlamento viene premiato il partito maggioritario, ma a danno degli alleati. Quindi con un modello…antiulivista!
Un sistema, quello locale delle alleanze, che ha portato un PD al governo del 65% dei Comuni e in 15 Regioni, mentre quell’altro PD perdeva a livello nazionale! Ed i programmi? Non più che lo zigzagare tra opposte scelte politiche e dieci segretari del PD. Con tutti quegli opposti “punti di appoggio” del PD che avrebbero fatto sclerare persino quel genio di Archimede.
E le vicende di M5S e Renzi? Il frutto vien dalle radici, quindi da dove son sbucate, se non da quella storia del PD? Non è forse dalla reazione ad un anomalo bipartitismo – già dall’accordo Veltroni/Berlusconi del 2007- che è cresciuto fino al 33% il M5S di Grillo? Non è per un tale bipartitismo che si fa la “battaglia al centro” da cui è poi nato Renzi, con 70% del consenso in un PD “neocentrista”?
Per un nuovo PD: alleanze, pluralismo, collegialità
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Pubblicato: Domenica, 11 Giugno 2023 00:00
Nasce un’area Bonaccini nel PD? Per me è un bene! Tutti pronti a criticare – giustamente - il correntismo, ma esso si espande proprio perché mancano le…correnti! Diciamo meglio: mancano aree politiche definite e chiare. Legittimate da Mozioni e da Congressi. Solo un PD che regola la dialettica delle sue componenti può mettere a freno il correntismo più deteriore. La balcanizzazione. Infatti il pluralismo del PD è quello degli iscritti che si riconoscono in aree culturali e politiche.
Bersani sbagliò a fare il “Segretario di tutti”, senza un’area propria, tra le diverse aree. Schlein rischia su questo stesso punto. E’ quindi meglio definire in modo democratico e con politiche chiare le varie componenti che si confrontano, assumendo responsabilità in una cornice unitaria del PD. Piuttosto che avere dei pretoriani a difesa della “Tenda del Capo” di turno, nel campo d’un Agramante, con tutti contro tutti. Da non dimenticare i 10 generali/segretari liquidati nei 15 anni di vita del PD! A cui aggiungere i “101 congiurati", nel 2013, contro Prodi!
E’ meglio infatti un pluralismo trasparente piuttosto che un correntismo sregolato. Personalizzato spesso sugli “eletti” - dai Sindaci ai Parlamentari - che si fanno partito nel…partito! Con proprie finanze e strutture. Quindi un PD degli eletti “versus” un partito-società!
Tutto ciò che va nella giusta direzione è il benvenuto! A partire da aree, come il riformismo di sinistra, il cattolicesimo democratico ed altre ancora, ma che nel vecchio PD si sono purtroppo scomposte e spesso...imboscate. Aree distinte non perché “l’una contro l’altra armate”, ma per assumere responsabilità anche d’una gestione unitaria del PD. Come mi auguro per i prossimi Congressi del PD in Lombardia e a Brescia. Evitando tentazioni - già affiorate - di mettere in campo ristrette logiche di potere o di candidature personali.
Quindi un augurio all’area di Bonaccini, anche se non è certo la mia area di riferimento! Ma è un segnale anche per chi ha vinto un Congresso, ma non s’è ancora mosso a sufficienza. Anche sulla collegialità della guida politica. Sapendo che le vittorie van da subito “messe a terra” perché comportano responsabilità a 360°. Sapendo che ad una travolgente azione - se poi mal gestita - corrisponde un’analoga, ma opposta forza di…reazione! In politica, come in fisica, vale il “terzo principio della dinamica”. Come quella, ci direbbe Schlein, d’una slavina che t'arriva addosso senza neppur averla avvistata!
Si crede che l’ultimo congresso del PD sia nella norma e non – come ritengo – un’eccezione. La vittoria di Schlein non è la conferma d’un moto ormai pendolare dell’ennesimo cambio di segretari e di linee nel PD. Ne è invece la sua più radicale sconfessione, che parte da Letta, per risalire fino a Veltroni. Nessun segretario escluso.