Leggo con interesse Luca Tentoni, sul Giornale dell’8 ottobre, attratto dal titolo che – ahimè - condivido sulle elezioni in Calabria: “Vittoria del Centro moderato del Centrodestra”. Nel dibattito a Sinistra non ci si risparmia il sarcasmo verso i sostenitori della necessità del “Centro”. Ritenendola un “politicismo” e non già – com’è invece - lo specchio d’una crisi sociale tradotta in politica. E crisi del lavoro stesso, come si riflette purtroppo anche nel sindacalismo diviso tra Cgil, Uil e la Cisl del cammino da Pezzotta a Sbarra. Ma la risposta politica è sempre la stessa: prima i programmi! Ma poi per aspettarli come un…Godot! Invece è proprio un’esplicita scelta politica che produce i programmi. Non il contrario. Prima nasce Prodi con l’Ulivo, poi il suo programma. Anche a Brescia – si legga il libro di Pierangelo Ferrari: “Brescia 1991-1994” – prima Martinazzoli poi l’Ulivo bresciano in Loggia. Semplicemente perché non si parte mai da zero. Ed è la scelta d’un certo posizionamento politico e sociale che cambia o meno una fase. Così è stato per il “compromesso storico” di Berlinguer. Una formula riferita al colpo di stato in Cile, ma nata come proposta già nel ‘71, con Berlinguer vicesegretario del PCI. Dopo il sommovimento del ’68 e la reazione in atto della destra e dei poteri eversivi, anche nel Sud con i moti di Reggio. Sancita poi nel Congresso PCI di Milano del 1972. Analogo percorso la successiva “Terza fase” di Aldo Moro.
Vi son cose nel PD che non capisco, temendo però di capirle fin troppo bene. Pescando qua e là ho constatato il silenzio dell’on. Bersani alla festa della Valverde sulle vicende del PD e sul ruolo della segretaria Schlein. Sulla stessa proposta dell’on. Franceschini in favore d’un “partito di Centro”. Per non dire poi dei problemi del Comune di Milano. Poi ci sono i problemi nostri, se penso alla Provincia, col tentativo - poi fatto fallire - di ritrovare PD e Centrosinistra in Loggia alleati con la Destra in Broletto! Per condividerci così sia Fabio Rolfi che intitolazioni pubbliche, come quella di Ramelli! Dalle migliori alleanze - come a Genova, con sindaca Salis o in Loggia, con sindaca Laura Castelletti – non si traggono le necessarie conclusioni. Ovvero che dalla nascita del Pd ad oggi son cambiate le “centralità”. Dal PD d’un sistema bipartitico si è passati ad una alleanza tra diversi partiti, in cui il PD gioca le sue carte, ma non come fosse “l’unto del Signore”! Ieri ha avuto il 40% ed oggi è al 23%. Pure il M5S ieri aveva il 33% ed oggi è al 10%. Con tutto il Centrosinistra al 40%. Ma con quel 10% che gli manca per poter vincer la partita con la Meloni. Altro che fare un congresso anticipato contro la Schlein!
di Claudio Bragaglio (della Direzione lombarda del PD)
Si discute sul ruolo d’un “Polo di Centro”. Con un corredo di ironie, come uno stanco déjà-vu o con qualche, ma sopita speranza pensando ad un…lontano “Campo largo”. Quindi con un entusiasmo spesso prossimo allo zero! Se poi tale Centro è barcollante e si suddivide moltiplicandosi in vari…centrini, facendo persino l’occhiolino calendiano alla Meloni, l’effetto del ridicolo diventa incontenibile. Ci basti l’elenco dei vari concorrenti che in cinque o sei si contendono l’attuale capocchia dello spillo di questo Centro: Renzi, Calenda, Magi, Marcucci… e buon ultimo, con mia delusione, un parlamentare stimabile come Luigi Marattin che pure lui s’intesta il suo partitino personale, nientemeno che…Liberaldemocratico. Forte la tentazione di allungare le gambe da una comoda poltrona per assistere alla fine certa d’un tale teatrino malamente messo in scena.
Già, ma con un sorriso molto amaro, perché quel che si presenta come quasi una pochade è uno dei problemi – a mio parere – più decisivo e critico del fronte progressista del Centro Sinistra. Per quanto sembri incredibile, ma…è così. Quindi un problema che – se irrisolto – ci costringerà a consegnare la nostra bandiera al vento della sconfitta. E non solo a livello nazionale! Visto che dopo gli ottimi Martinazzoli ed i Corsini siam già stati bravi a perdere poi in Loggia a Brescia, persino con i Paroli ed i Rolfi!
Né più, né meno. Senza un affidabile e significativo Polo di Centro democratico la Sinistra coltiva solo la propria sconfitta. Intanto valgono i numeri. Si obietta che nei Comuni si vince anche senza alcun Polo centrista. Vero, ma è altrettanto vero che il Centro Sinistra è mediamente un po’ più della metà del voto ottenuto in tali Comuni, ma a cui si aggiungono poi le liste civiche e del Sindaco. Che fan poi la vera differenza. Anche in Loggia, per esempio, si determina più o meno una differenza tra il 40% del Centro Sinistra e poi il 55% della sua vittoria. Ma nulla di paragonabile col voto nazionale che non prevede né le liste simil-civiche, né un candidato Premier simil-sindaco. Quindi è un’area di voto che - nel passaggio dai Comuni al Parlamento nazionale - per il Centro Sinistra si dissolve. E lo penalizza.
Lo sconquasso delle crisi – come “montagne russe” in varie guerre ed in borsa - temo ci sottragga la possibilità d’una adeguata risposta democratica. Pure in Italia. Al punto da subire anche le elezioni anticipate, ma con il Centrosinistra nella burrasca in alto mare. I tentativi per un’Alternativa, con mobilitazioni sociali e per la pace sono già in campo. Ma è il quadro politico che arranca. Recenti convegni, come quello di “Comunità Democratica” a Milano - ma con la “stella” di Ernesto Ruffini, già eclissata – confermano tali incertezze. In quanto poi al Congresso anticipato del PD – come minaccia per la Segreteria Schlein - vede tramortiti gli stessi improvvidi proponenti. La proposta d’un “Centro politico” sembra un tema lontano dai problemi reali, mentre è vero il contrario. Perché coincide con la sfida decisiva per la leadership del Paese. Infatti, nella crisi d’un tale Centro – sul piano sociale, ben prima che politico - si riflettono le difficoltà del Centrosinistra. Si tratta infatti della crisi del rapporto del PD con vasti settori sociali, produttivi e di ceto medio. Nonché della crisi di rappresentanza di buona parte del 50% di elettori che non vota, ma perché non trova convincente la “offerta politica” d’un Centrosinistra diviso e non affidabile.
Alle spalle la crisi d’un PD precipitato dal 40% a poco più del 20%. Ancora oggi ci si aggrappa al “Campo largo” di Zingaretti, segretario PD di anni fa, come fosse la stessa “visura catastale” dei vari lotti sparsi del Centrosinistra, derivati dal fallimento d’un PD maggioritario. La drammatica situazione esige invece una “Alternativa democratica”, intesa come una coalizione maggioritaria, ma plurale com’era l’Ulivo iniziale. E che Martinazzoli e Corsini, nel Comune di Brescia, avevano contribuito a promuovere.
Nel 1983, solo dopo una polemica politica su: Bresciaoggi con il prof. Emanuele Severino, ho letto il suo “Ritornare a Parmenide”. Quel “ritornare” era in verità il suo “ripartire” da un bivio di ben 2500 anni fa, ma per una strada diversa da quella sbagliata, fino allora percorsa in filosofia. Una “metafora” forte da tener presente anche su questioni ben più modeste. Anche in politica. Quindi a fronte di errori va individuato il “bivio sbagliato”, da cui poi ripartire per la via giusta. Ma qual è il bivio sbagliato che ha portato il PD a dimezzare i suoi voti? Esso risale alla risposta sbagliata data già dal Centrosinistra alla crisi della Prima Repubblica. Da lì si diramano due opposte vie: quella del bipartitismo di tipo anglosassone e quella europea, col pluralismo delle alleanze. Ma ad un tale aut-aut, la risposta è la peggiore: quella dell’et-et! Con l’adozione delle due opposte opzioni: sia il bipartitismo che il multipartitismo! E la riprova sta nella legge elettorale “bicefala” del “Mattarellum”. Per il Parlamento il voto è dato ai partiti in base ai collegi uninominali (quindi un voto bipartitico), mentre per Comuni e Regioni, il voto è proporzionale, a favore delle alleanze le più ampie. Una schizofrenia! Con l’Ulivo poi in crisi per quelle opposte “due anime nel suo petto”.