OSVALDO AMICO E COMPAGNO
di Piero Borghini
Riprendiamo oggi il discorso fatto nel lontano 2021, a un anno circa dalla morte di Osvaldo e nelle condizioni consentite allora dalla pandemia. In quel momento la preoccupazione di ciascuno di noi era quella di ricordare innanzi tutto e soprattutto l’amico, di rendere omaggio alla sua persona, così unica e cara. Oggi, a cinque anni di distanza, siamo qui per parlare invece di lui, non solo come amico, ma anche come compagno, ossia da un punto di vista storico, come militante e dirigente del PCI. Un partito che ha contato molto nelle nostre vite ed anche nella storia del nostro paese. Un partito che oggi non esiste più ma non per questo può essere ignorato, anzi, più che mai richiede di essere storicizzato e capito. Questo lo dobbiamo ad Osvaldo, che gli ha dedicato una vita, lo dobbiamo a noi stessi e lo dobbiamo anche alle generazioni venute dopo di noi, che ce ne chiedono conto e devono misurarsi con una politica che ha assunto forme incomprensibili ai più e lontane anni luce da quelle che noi abbiamo conosciuto.
Un importante filosofo del secolo scorso, Vladimir Iankelevitch, alle prese con la tremenda eredità delle guerre e degli orrori del suo tempo, la Shoah in primo luogo, ha scritto che il passato, a differenza del presente e del futuro, che sanno badare a sé stessi, non si difende da solo, ma ha bisogno della nostra memoria, della nostra pietà e anche della nostra gratitudine. Pena smarrirne il significato. Questo è esattamente ciò che dobbiamo fare anche noi, nel nostro piccolo, nei confronti del nostro passato di militanti comunisti. E per farlo è necessario prendere innanzi tutto atto del verdetto della storia, che non lascia adito a dubbi: siamo stati sconfitti, la storia ci ha dato torto. Non solo qui in Italia, ovviamente, ma nel mondo intero, dove del sogno comunista restano oggi solo macerie o regimi autoritari, per giunta a capitalismo statalista.
Osvaldo. Amico e compagno - di P. Borghini 02 10 26
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